gigi

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  1. gigi ha aggiunto un messaggio nella discussione Canarino Harzer   

    Lo sviluppo delle diverse frasi del canto, comincia sin da quando i giovani sono messi nelle spaziose gabbie-voliere, cioè all’età di sei settimane e in alcuni casi anche più presto. In un primo tempo solo un sommesso gorgheggio è apprezzabile, ma giorno per giorno esso diventa più forte o sonoro senza essere molto ostacolato nemmeno dalla concomitanza della prima muta. Esso viene esercitato giornalmente e fa continui progressi e già sin d’ora si possono cominciare a distinguere nei soggetti più progrediti, certe frasi che troveremo poi sviluppate e distinte nel loro repertorio. Se, come qualche volta può accadere, un allevatore possiede un giovane maschio che, per essere sano ed in perfetta salute, sfugge la sua prima muta, si osserva che questo soggetto, dopo un brevissimo corso di studio, distanzierà tutti i suoi compagni ed emetterà le sue frasi come un adulto. Di qui si comprende facilmente che la muta ritarda lo sviluppo del canto. Anche nell’osservare l’andamento della muta, si può facilmente scorgere come quei soggetti che mutano le penne con maggiore rapidità, sono anche quelli che fanno maggiori progressi nel canto. L’età non ha influenza affatto su ciò, perchè uccelli della stessa età che diversificano nella muta, diversificheranno proporzionalmente anche nello sviluppo del canto : d’altra parte in qualsiasi stagione di allevamento si potrà osservare che gli allievi più anziani aventi una muta lunga sono superati dai più giovani aventi una muta rapida. Con una muta di uguale durata, i soggetti più anziani naturalmente sono i migliori sviluppati sia nel corpo che nel canto. Siccome vi è in genere l’abitudine di tenere in libertà i, giovani canari nelle gabbie-voliere durante la muta sino al completamento di questa, ne consegue che il canto si sviluppa mentre già essi sono in queste -voliere. Poichè le loro note sono ancora indistinte e sorde ed I passaggi o frasi non vanno al di là del sommesso gorgheggio del principiante, essi possono essere lasciati tranquillamente soli. Le prime note sgradevoli che colpiscono l’orecchio dell’allevatore costituiscono un difetto nel canto che più tardi, quando il canarino è completamente sviluppato, porta necessariamente al suo isolamento dalla compagnia generale. Presto si possono sentire le note di flauto acute perché queste sono le prime ad interrompere il sommesso gorgheggio: dopo vengono quelle lunghe di campanello che a poco a poco diventano sempre più lunghe nell’emissione e dure se non proprio acute. Una breve dolce nota di campanello dalla quale il canarino passa ad un’altra frase non è un difetto e non riesce sgradevole, ma se un giovane canario emette questo suono di campana spesso e per lunga durata, la frase quasi sempre diviene difettosa, spesso del tutto cattiva, ed un simile cantore può rovinare l’intera scuola. Col suo continuo scampanellio esso disturba i suoi compagni e peggio accade quando queste note tendono ad essere alte e rumorose. Un suono di campanello lungo e forte può essere considerato come il peggiore di tutti i difetti perché un tale soggetto non farà mai a meno di esso ed in molti casi lo prolungherà per quasi un minuto. Dopo i due menzionati difetti delle note acute di flauto o di campanello, si può presto sentire anche il suono raspante dell’Aufzug, che è un suono « aspirato » simile a quello della raspa che gratta. E’ un difetto per il quale l’allevatore non procede all’isolamento se non quando è troppo prolungato, perché i cantori dalla voce profonda a poco a poco se ne liberano. Esso, non per tanto, ha sempre uno sgradevole effetto sull’orecchio. Poi vengono le note nasali. Se quesito difetto fosse limitato a pochi soggetti, questi vanno allontanati dalla scuola; ma se fosse generale, l’allevatore deve lasciare l’intero gruppo dove si trova e considerare l’evento come una calamità. Tutte le frasi nasali, come le aspre e le impure, in genere rauche, sono molto sgradevoli ma quelle profonde di flauto sono le peggiori quando sono anche fioche: simili soggetti devono essere subito allontanati, perché queste note hanno un tono così penetrante da resistere, brutte e persistenti, mentre gli altri cantano ed assolutamente rovinano l’effetto di tutta l’orchestra. Gli ultimi due difetti vanno sotto il nome di raganella che qualche principiante confonde con un Anfzug dolce e che invece non è altro che una frase di campanello acuta degenerata in un suono di; sonaglio e di zitzit che è ‘una cattiva abitudine che l’uccello può anche perdere: pertanto esso deve essere espulso dalla scuola. Gli uccelli che hanno i difetti dianzi riferiti devono essere separati dai buoni cantori al più presto possibile e collocati in un’altra stanza fuori portata d’orecchi; le speranze che tali soggetti possano divenire discreti cantori sono molto scarse ed è quindi perdita di tempo dare ad essi un precettore. Fateli cantare come essi possono, il buono ed il cattivo e cogliete la prima occasione per liberarvi di essi. Spesso si consiglia di oscurare completamente questi cancri come per sopprimere o soffocare i difetti ma ciò non risponde ad alcun buon scopo perchè l’allevatore che adotta questo metodo è pertanto indotto a tenere gli uccelli difettosi nella stessa stanza dove sono i buoni, pensando che con quel mezzo gli errori siano meno udibili. Intanto bisogna mettersi in testa che un canarino non può esser tenuto tutto il giorno all’oscuro e deve almeno per un’ora al giorno avere luce e libertà, anche se solo per il bisogno e per il tempo di alimentarsi. Ora accade che dopo aver soddisfatti i propri bisogni, attratto dalla luce, comincia a saltellare da posatoio a posatoio cantando e gorgheggiando. Il segnale è dato e tutta l’orchestra comincia a funzionare, facendo sentire sopra tutte le altre, le note acute difettose di cui abbiamo fin qui parlato. L’allevatore le sente dovunque si trovi e corre ad oscurare di nuovo i cattivi cantori, in modo che i buoni non ascoltino più a lungo quella pessima musica: ma intanto tempo e lavoro sono invano spesi e si rischia di rovinare anche i buoni. Il miglior mezzo è dunque, come si è detto, di separare i cattivi: cantori in una stanza molto distante in modo che non possano essere uditi dai buoni e conceder loro di godersi la vita.
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  2. gigi ha aggiunto un messaggio nella discussione Canarino Harzer   

    La selezione è la via più breve per assicurarsi l’eredità di certe, anzi, di tutte le particolari caratteristiche e per il miglioramento della razza. Nessun allevatore può fare a meno di essa. A suo mezzo, molti difetti ed imperfezioni collegati ad una razza, possono essere completamente e prontamente allontanati . L’accoppiamento di canari raccolti qua e là non creerà mai una razza. Tutti i grandi allevatori di Canarini, hanno creato dei ceppi personali che sono divenuti poi famosi per le diverse qualità del canto a mezzo della selezione. Solo così può riuscire possibile la creazione di ceppi di Harzer che per il canto e la forma dominante si ripeteranno stagione per stagione finché l’allevatore può pretendere, nello spazio di diverse stagioni, un super-ceppo di Harzer. La robustezza, il vigore fisico cioè, é la prima e più importante tappa della selezione e se la introdurrete nel vostro allevamento, raramente le malattie vi annoieranno. Gli uccelli selvatici si riproducono così intensamente perché tra loro ha regnato per secoli la più sana e robusta costituzione fisica intesa .nella sua più alta espressione. Bisogna scegliete il gruppo di riproduzione fra soggetti di perfetta salute ed in pieno vigore: giammai fra deboli o malati. E’ la selezione operata diligentemente e pazientemente che ci ha dato i nostri originali cantori così simili nel vigore, grandezza, forma e colore che i giovani potettero ereditare tutti i principali fattori con la massima regolarità. Diverse razze di uccelli selvatici si formarono secoli fa da un numero necessariamente limitato dei primitivi campioni: se dunque poterono riprodursi all’infinito con unioni. consanguinee, vi è da immaginarsi che cosa l’uomo può ottenere dalla selezione scientifica e dall’accoppiamento razionale. Noi non dobbiamo andare a tentoni verso l’oscuro o l’ignoto perché i più difficili problemi dell’allevamento sono stati risolti e chiariti dai nostri antenati, benché disgraziatamente pochi hanno seguito la saggezza e l’abilità dei vecchi allevatori. Più intensivamente si alleva, più s’imprimono sul ceppo le qualità che esso possiede e più alte sono queste qualità, più grande è il successo per l’allevatore e la razza allevata. Se prendiamo il canto, esso è facilmente riproducibile a mezzo di una attenta ed accurata selezione e s’imporrà nelle annuali contese. Allo stesso modo può essere migliorata la forma esterna ed appunto oggi un buon numero di allevatori sta cercando di trasformare il canarino rendendolo più bello e distante dalla linea di partenza, migliore nella forma, grandezza, piumaggio, colore e si può esser sicuri che con la selezione si giungerà in porto. Si ricordi’ che non appena del sangue estraneo è introdotto in un allevamento, si perde ogni carattere distintivo del ceppo sin allora allevato. Per ottenere successi dunque coi; Canarini Harzer, bisogna continuamente e rigorosamente selezionare il ceppo che si alleva senza ricorrere al sangue di altre famiglie o razze.
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  3. gigi ha aggiunto un messaggio nella discussione Canarino Harzer   

     Quando la stagione delle cove è trascorsa, le gabbie devono essere accuratamente pulite, lavate, disinfettate e asciugate. Anche la stanza di allevamento deve essere ripulita, il soffitto e le pareti imbiancati ed il pavimento ben strofinato con liscivia. Le femmine possono esser lasciate in questa stanza; mentre i maschi devono esser tenuti separati in un’altra, sia cantori che riproduttori. Durante i mesi invernali sia alle femmine che ai maschi deve essere somministrata la scagliola e il ravizzone nella tramoggia; la miscela di semi nell’apposito tiretto a giorni alterni; il pastone d’uovo e l’olio di fegato di merluzzo due volte la settimana. La verdura si può dare ogni volta che è disponibile: una fetta o due di mela o di carota bollita in sua sostituzione o per variare la dieta. Non dimenticate la sabbia- sul fondo della gabbia o in una speciale vaschetta, l’osso di seppia, l’acqua fresca da rinnovarsi ogni giorno, la pulizia rigorosa di tutti gli utensili, il bagno una o due volte la settimana, la buona ventilazione della stanza’ evitando ogni corrente e tutti gli altri accorgimenti che ogni buon allevatore conosce per pratica.
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  4. gigi ha aggiunto un messaggio nella discussione FEO da Onlus a ETS.....   

    Ciao a presto 
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  5. gigi ha aggiunto un messaggio nella discussione Canarino Harzer   

    Certo, cominciare con il dire che ci vogliono soggetti di un bel ceppo, poi bisogna assicurarsi che essi siano sanissimi e scegliere ottimi riproduttori, appena scelti metterli nella stanza d’allevamento appena hanno ultimato la muta ai primi d’autunno. L’allevatore che possiede un ottimo ceppo di cancri, continuamente seleziona per molti anni. Ora quando si accoppiano cancri di diversi ceppi, i risultati non sono mai, o raramente, soddisfacenti perchè il sangue mescolato non raggiunge lo scopo richiesto. In quanto alla salute, gli uccelli che non sono sani sono inutili come riproduttori perchè non producono che soggetti deboli e delicati da non potersi assolutamente utilizzare. Quando i cancri sono istallati nella stanza in cui devono essere accoppiati sin dall’autunno e vivono in essa tutto l’inverno, si abituano a tutto ciò che li circonda, all’alimento , ai loro assistenti ed i risultati sono infinitamente migliori di quando essi sono introdotti nella stanza d’allevamento poco prima di essere accoppiati. Ciò vale più per le femmine che per i maschi. Nell’iniziare un allevamento, uno che è alle prime armi, deve assicurarsi che i soggetti che egli acquista provengano da un ceppo di prima categoria ma non deve comprare i migliori del branco, perchè per la deficienza di conoscienza ed esperienza; egli va incontro a grande delusione e perdita di tempo e danaro. Per la prima e seconda stagione è prudente andar piano in modo da imparare non solo come riprodurre ed allevare i giovani, ma anche conoscere il meglio che sia possibile il canto. Per questa conoscenza sono necessari degli anni. Consiglio a chi vuole iniziare ad allevare questo uccello di visitare qualche allevatore rinomato ed affidarsi a lui per gli acquisti necessari : si avrà così non solo il sicuro pedigrè dei soggetti comprati ma si otterrà che questi rispondano perfettamente ai requisiti di vigoria e dell’arte del canto necessari. La energia vitale è essenziale non solo in riguardo allo sviluppo del canto, ma anche perchè i soggetti vigorosi sono in genere buoni riproduttori ed allevatori, cioè sono prolifici e curano molto bene la prole. I soggetti malati, deboli o delicati sono inutilizzabili. e costituiscono una infinita sorgente di contrarietà e delusioni. Perciò si faccia somma attenzione a che il ceppo sia sano. Gli uccelli che si trovano in ottime condizioni di salute, hanno l’occhio brillante e grande, il piumaggio compatto, i movimenti vivaci, le note del canto, chiare e distinte, le escrezioni solide e di colore naturale. Evitate i soggetti che hanno gli escreti verdicci e poltacei. Spesso mi si chiede se è consigliabile usare un maestro cantore come riproduttore o se ciò guasti ‘il suo canto. Io consiglio di fare una precisa differenza tra riproduttori e maestri cantori : i primi sono usati solo per fecondare le femmine, i secondi invece vanno conservati nella purezza del canto con il solo scopo di trasmetterlo ai discendenti, e per ottenere questo è necessario tenerli in una piccola stanza, scarsamente illuminata ed alimentarli con dieta nutriente ma non troppo stimolante. I riproduttori maschi devono essere vigorosi e robusti e quindi hanno bisogno di molto esercizio e movimento e di ottimo alimento stimolante. L’abitudine di tener rinchiusi in gabbie strette i soggetti da appaiare è responsabile di molti insuccessi : specie ai maschi si deve permettere la massima libertà possibile in grandi gabbie-voliere per qualche tempo prima dell’accoppiamento. Anticamente si sceglieva il giorno di ‘S. Valentino . (14 febbraio) come data inaugurale dell’allevamento : ma i saggi oggi attendono sino alla seconda o terza settimana di Marzo ciò significa, che le prime nidiate si devono aspettare nella prima o seconda settimana di Aprile. Si ha così il tempo di espletare quattro covate fino alla fine della stagione in Luglio. Molti fanno solo tre covate e tengono più a conservare la forza e l’energia del loro ceppo che ottenere un numero maggiore di allievi. Sono, questi, allevatori saggi e vanno lodati ed imitati. Quando i canari sono in allevamento, molti di essi sono nervosi ed eccitabili e nel mentre non sembrano disturbati dalla presenza di chi abitualmente tiene cura di essi, fermano il lavoro in cui erano intenti non appena scorgono nella stanza un estraneo sconosciuto. Una buona regola dunque è quella di non far entrare persone estranee nelle stanze di allevamento durante le cave. Quando si è avuta un cattiva stagione d’allevamento, si è tentati a provare qualche covata tardiva. Vi consiglio di non farlo mai! Questi soggetti nati tardivamente non hanno mai la muta regolare poichè la stagione è contraria e la covata tardiva ritarda la muta dei riproduttori. Una muta lenta o ritardata non è mai una muta regolare e le funeste conseguenze non tarderanno a manifestarsi nella successiva stagione d’allevamento. La salute e la vitalità sono menomate e tutto l’andamento delle cove ne è sconvolto con risultati addirittura disastrosi. Grande differenza vi è tra gli allevatori in riguardo, alla pratica delle operazioni di allevamento : alcuni usano piccole. voliere in cui svolazzano 6-8 femmine ed una coppia di maschi, altri ancora gabbie a due scompartimenti per due femmine ed un maschio, altri infine gabbiette separate contenenti una femmina cui concedono in rotazione il maschio. Noi non consigliamo questi metodi. Per noi i migliori risultati si ottengono con una coppia fissa e mai abbiamo dato più di due femmine ad un maschio. Se si desidera mantenere il vigore e l’energia vitale del ceppo, l’accoppiamento semplice di un maschio con una femmina è il miglior mezzo per assicurare questo intento. La gabbia d’allevamento deve essere lunga cm. 50, larga cm. 28- 30 ed alta 45. Il nido va fissato alla parte posteriore della gabbia e ad una tale altezza che i genitori possano imbeccare . i loro piccoli stando sul posatoio. I recipienti per l’acqua da bere e per i semi vanno fissati dall’esterno e non devono mancare due tiretti uno per il pastore d’uovo ed un altro per qualche leccornia o miscuglio di semi. Non va trascurato il bagno che gli uccelli devono fare a giorni alterni e che li terrà puliti ed immuni da insetti. Vi è contrasto d’opinioni se è meglio cospargere il pavimento della gabbia. di sabbia o di segatura di legno. Noi preferiamo la prima. La segatura facilmente arriva sugli alimenti ‘e sulla superficie dell’acqua e poichè non è digeribile porta molto nocumento ai giovani allievi. Pulite le gabbie due volte la settimana, e copritene il fondo con fine sabbia che è essenziale per il benessere degli uccelli come l’alimento. Lavate i posatoi ogni settimana. Ricordate che la pulizia è un grande aiuto per il successo. Le gabbie devono essere rigorosamente disinfettate prima dell’accoppiamento. Giunto il momento di fare le coppie, badate a scegliere bene ed unire solo soggetti che siano pieni di vita, vivacità, movimento. Quando gli uccelli nella stagione delle cove si vedono tranquilli e svogliati. nei loro movimenti, non possono espletare il empito della riproduzione. All’avvicinarsi del tempo delle cove giorni lunghi e clima mite le femmine che sono pronte saltelleranno e svolazzeranno attraverso la gabbia trasportando pezzi di ovatta, penne e quant’altro si mette a loro disposizione:sono agili e vivaci nei loro movimenti e stando sul posatoio sbattono le ali e chiamano i maschi. Quando siete proprio sicuri che esistono questi segni, potete procedere all’accoppiamento. I maschi sono in genere pronti prima delle femmine ma assicuratevi pure di ciò: essi devono mostrarsi irrequieti e cantare a squarciagola, specie quando sono messi in vista ed in vicinanza delle femmine. Osservate le escre zioni dei vostri uccelli: esse se regolari, devono esser nere con una punta bianca centrale, ciò che denota la naturale eliminazione di acido urico, perchè questo negli uccelli si elimina appunto con le feci. I segni che devono mettere in allarme l’allevatore e sconsigliare l’accoppiamento sono: le ali abbassate, l’inattività e i’accovacciamento degli uccelli alle estremità del posatoio con le penne rabbuffate come una palla; deficienza di canto nei maschi che non rispondono a1 richiamo delle femmine; feci molli e di colore diverso dal normale; soggetti che mangiano molto pastone di uovo e poco seme. Le cause per cui i canari si presentano in cattive condizioni all’epoca delle cove sono numerose ma le principali sono : deficienza di aria fresca, irregolarità di temperatura; correnti d’aria, esercizio insufficiente nelle apposite voliere. In quanto al metodo di accoppiamento vi ò chi consiglia di mettere prima il maschio in una gabbietta vicino a quella della femmina che si ò stabilito affidargli come sposa, o in uno scompartimento di una gabbia a due scompartimenti; altri invece consigliano di attendere che la coppia dia manifesti segni di esser pronta ed al momento opportuno i introdurre direttamente il maschio nella gabbia della femmina. Questo ò importante: le femmine allevano molto meglio nelle gabbie in cui sono già ambientate che in altre che non conoscono. Tre o quattro giorni dopo che la coppia è stata fissata, si possono introdurre nella gabbia il nido ed il materiale necessario per formarlo. Tre o quattro altri giorni dopo il nido è fatto ed ogni mattina un uovo viene in esso deposto. Bisogna rimuoverlo sostituendolo con uno finto, e conservarlo in un’apposita cassettina contenente segatura o.. sabbia o ovatta e così si deve fare per il 2° e per il 3°.: tutti e tre vanno poi rimessi nel nido alla sera del 3° giorno di cova o al mattino del 4°. Meglio se alla sera del 3° giorno: infatti quando le tre uova sono messe nel nido sono fredde ed il 4° da che viene emesso non ha il tempo di raffreddarsi: perciò se le prime tre uova sono rimesse nel nido alla sera del 3° giorno, si troveranno riscaldate la mattina del 4° non appena sarà deposto il quarto uovo e così si avrà una schiusa contemporanea delle quattro uova alla 13 a sera o alla 14a mattina dalla rimessa nel nido di esse. Si usi la massima attenzione. Nel prevenire gli acari, spolverando il nido, prima di mettervi le uova per la cova, con polvere insetticida. Se un maschio deve servire per più di una femmina, deve essere allontanato dalla gabbia non appena le uova sono rimesse nel nido e passato nella gabbia della seconda moglie. Vi sono alcuni allevatori che non lasciano mai ìl maschio insieme alla femmina dopo che questa ha fatto il nido. Questo può passare quando il maschio deve essere concesso a più di una femmina, ma se esso, secondo la regola, ò accoppiato ad una sola femmina, è bene lasciarli insieme per sempre a meno che non accada che il maschio litighi o disturbi la femmina durante l’incubazione o non si curi d’imbeccare la prole che verrà. In quanto all’alimentazione, Si sa che i riproduttori devono essere preparati convenientemente, almeno un mese prima delle cove, con un po’ di pastone d’uovo a giorni alterni in aggiunta ai soliti semi di ravizzone ed al miscuglio di scagliola, niger e papavero. La verura va data ogni giorno. Si può pure usare l’olio di fegato di merluzzo, ma esso deve essere somministrato con prudenza come il whisky, e mai giornalmente tranne che non si debba affrettare la preparazione di soggetti deboli o curare dei malati. Ma all’infuori di questi casi, può esser dato due volte la settimana nei tempo che precede l’accoppiamento e tre volte durante le cove :e il periodo della muta. L’olio di fegato di merluzzo ò molto riscaldante e stimulante : ecco perchè deve essere usato con moderazione. Quando i piccoli sono nati, la dieta ordinaria di semi può essere continuata ma ad essi vanno aggiunti i semi impregnati tre volte al giorno. Le femmine ne sono ghiotte e ne mangiano volentieri anche in sostituzione del pastone d’uova o altri pasti teneri. Il metodo di preparazione dei semi impregnati ò il seguente: parti uguali di scagliola, ravizzone e canapa vanno messi in una grande giara, coverti con acqua fredda e tenuti così ad impregnarsi per 24 ore. Dopo 12 ore però vanno agitati con un cucchiaio, poi scolati ed infine ricoperti con nuova acqua fresca. ]dopo altre 12 ore si ripete la stessa operazione e, scolata l’ultima acqua di lavaggio, i semi. sono pronti per la somministrazione. Noi . crediamo fermamente nella verdura che diamo ai riproduttori ogni giorno e quando essi hanno i piccoli, tre volte al giorno: crescione, lattuga, cardo selvatico, erbe teneri, e radicchiella sono tutti buoni ma vanno ben lavati in acqua leggermente salata prima di esser somministrati: State attenti a non dare verdura gelata ed a rimuovere dalle gabbie quella porzione che non sia stata consumata al momento di aggiungere l’altra razione fresca. Ricordate che molti casi d’infiammazione intestinale sono dovuti alla verdura ed al pastone d’uovo stantii. Morale: fate che l’alimento sia sempre fresco! Quanto i nidiacei hanno quattro giorni di vita, devono essere anellati: s’infila l’anellino chiuso alle tre dita anteriori e lo si fa scivolare lungo il dito posteriore che intanto ò stato disteso contro la gamba. Per un giorno o due bisogna verificare se l’anellino è rimasto al suo posto. Quando i piccoli hanno raggiunta l’età di tre settimane, i genitori pensano a formarsi un’altra famiglia e quindi si deve provvedere la gabbia di un altro nido e di altro materiale per formare il nido. Viene qui opportuno di chiarire che il nido contenente i nidiacei deve essere rinnovato una volta la settimana. La femmina s’interessa dei piccoli finchè questi non siano capaci di far da se stessi: ma ò specialmente il maschio che li sorveglierà e curerà finchè essi potranno alimentarsi da se stessi, ciò che avverrà all’età di un rese, epoca in cui potranno essere rimossi dalla gabbia di allevamento ed immessi nelle gabbie voliere.
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  6. gigi ha aggiunto un messaggio nella discussione calcio   

    Ciao appassionata della natura. Di tutti i macroelementi che interessano gli animali, e, per quanto ci riguarda, gli Uccelli, quello maggiormente "a rischio" è il Calcio. Primo, perché nei cereali che sono la base dell'alimentazione degli uccelli domestici, oltre che della maggior parte degli animali da reddito, questo elemento è alquanto carente; secondo, perché ne occorre in notevole quantità in due particolari momenti che sono: il periodo di formazione delle ossa durante l'accrescimento un mese circa nel giovane canarino e quello della formazione del guscio delle uova durante la deposizione, in particolare nei gallinacei selvatici e ancor più nelle galline ovaiole; ma ciò interessa poco o niente le canarine la cui deposizione ha una durata di soli 3-5 giorni. Al di fuori di questi due momenti critici, accrescimento e deposizione, cioè per tutto il restante tempo della sua vita da adulto, l'animale, maschio e femmina, trova nella sua dieta "naturale", sia essa a base di cereali o di altro, tutto il Calcio che gli occorre giornalmente. Questa affermazione, per non apparire azzardata e in contrasto con l'opinione comune, richiede un esame approfondito del problema, e ciò è quello che noi faremo nelle pagine che seguono. Il problema della disponibilità del Calcio negli alimenti è strettamente legato a quello del fosforo, sia per la formazione delle ossa che delle uova. Nel primo caso perché l'osso è in gran parte costituito da fosfato di calcio [Ca3 (PO4)J, nel secondo perché per la formazione delle uova occorre gran quantità di Calcio destinato alla formazione del guscio (CaCO,!) oltreché di fosforo destinato Arricciato del Nord Bianco-pezzato all'immagazzinamento nel tuorlo oltre al poco nell'albume. Ma, poiché il Calcio del guscio e il fosforo del tuorlo servono soprattutto per formare lo scheletro del pullus, è evidente che lo scopo è sempre lo stesso, cioè la sintesi della sostanza minerale delle sue ossa. Pertanto sembrerebbe buona cosa che il fosforo e il calcio destinati alla formazione delle uova e dello scheletro si trovassero disponibili negli alimenti nello stesso rapporto in cui si trovano nelle ossa. Poiché il calcio pesa 40 unità atomiche e il fosforo ne pesa poco più di 30 e il rapporto numerico è di 3 a 2, si ha ; 3x40 = 120 e 2x30 = 60; cioè nelle ossa vi è una quantità doppia in peso di calcio rispetto al fosforo. Orbene, i numerosi studi effettuati nel bambino e negli animali in fase di accrescimento sul rapporto ottimale di questi due elementi negli alimenti, hanno dimostrato che la migliore utilizzazione si ha quando esso è di circa 1,2-2 g di calcio su 1 di fosforo naturalmente in presenza di vit. D. Quando il rapporto è molto discosto da questo valore, uno due elementi viene meno utilizzato dall'animale. Anche nel latte dei vari Mammiferi il rapporto è su questi valori. Occorre però precisare che il rischio è soprattutto rappresentato da un eccesso di fosforo piuttostoché di Calcio. Ciò premesso, potrebbe apparire strano che nelle cariossidi dei cereali in genere, il Calcio si trovi in quantità molto inferiore al fosforo, mentre così non è nelle parti verdi della pianta. Se si aggiunge la faccenda "fitina", il fatto appare ancor più strano, perché i "semi" le cariossidi dei cereali sono stati da sempre al primo posto nell'alimentazione dell'Uomo e di molti ammali cresciuti sani e robusti.
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  7. gigi ha aggiunto un messaggio nella discussione Canarino lancashire coppy   

    Se si alleva con le linee di sangue non c’è nessun problema, purché, si prende nota dei risultati d'allevamento; ma tutto ciò è molto difficile se allevi con volatili acquistati. Bisogna basarsi su ciò che si vuole da un volatile e mai sui risultati ottenuti. Bisogna ricordare che due esemplari perfetti possono dare discendenza anche molto mediocre. Se acquisti dei riproduttori e l'allevatore è serio, questi sarà sempre d'accordo e gli farà piacere mostrarvi i suoi registri di allevamento con i risultati ottenuti. Gli accoppiamenti devono essere fatti in questo modo; il maschio più grosso e lungo possibile si mette con una femmina ma più leggera. Bisogna lavorare su due linee con il maggior numero possibile dì accoppiamenti brinato x intenso. Comunque per aumentare la taglia ci vuole molta pazienza, per il ciuffo a ferro di cavallo e tutt'altra cosa, tanto è difficile e lungo nel tempo il fissare questa caratteristica. Tutto l’allevamento deve essere basato su una scrupolosa selezione dei riproduttori in funzione della taglia, del ciuffo e dell'attitudine all'allevamento. Due settimane prima degli accoppiamenti, vanno sistemate le femmine nelle gabbie. Dopo qualche giorno vanno messi a disposizione della coppia i nidi ed il materiale da costruzione. I nidiacei sono auto¬sufficienti già dopo 25/26 giorni, mentre altri allungano fino a 31/32 giorni. Bisogna spostare i giovani fratelli tutti assieme, attendendo anche quello rimasto più indietro rispetto agli altri. Le gabbie devono essere costruite in compensato multiplex da 8 mm. Consiglio questa soluzione perché il multiplex e facile da lavorare, ha un legno che non emana odori malsani per i volatili ed è facile da verniciare. Le dimensioni delle gabbie devono essere di 1.22 di lunghezza x 0.40 di altezza e 0.40 di profondità. Per igiene e comodità le gabbie vanno colorate internamente e verniciate esternamente, i fondi alti 10 cm. per evitare la dispersione di rifiuti ed escrementi. I frontali devono essere in barrette metalliche forniti di due sportelli uno scorrevole e uno a molla dove si collocano i nidi. Bisogna avere molta PAZIENZA…..
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  8. gigi ha aggiunto un messaggio nella discussione Canarino lancashire coppy   

    Durante tutta la stagione e bene che ricevono la stessa alimentazione, composta di scagliola, ravizzone e semi prativi. Poi ogni 15 giorni va dato pastone dello stesso tipo che avranno durante l'allevamento della prole. Giornalmente, va data, verdura come cicoria selvatica e tarassaco e frutta. L'alimentazione in un allevamento è sicuramente un elemento importante, i pastoncini che si somministrano ai nostri soggetti si possono ritenere buoni solo se realmente appetiti. Bisogna mettere inoltre, in una mangiatoia a parte dei semi germinati o dei cetrioli tagliati a metà per lungo. Durante il periodo riproduttivo non deve mancare molta verdura con preferenza per la cicoria e il tarassaco, questo sin dal primo giorno della nascita dei piccoli. L'acqua è ugualmente molto importante, dovrà essere cambiata giornalmente evitando l'uso di acqua troppo calcarea.
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  9. gigi ha aggiunto un messaggio nella discussione Canarino lancashire coppy   

    All'inizio dell'inverno i maschi vengono separati dalla femmine. Mentre queste ultime soggiornano in voliera, e bene alloggiare i maschi in gabbie d'allevamento e vi restano fino al momento degli accoppiamenti. Una settimana circa prima del momento di mettere assieme la coppia, i ruoli si scambiano: le femmine vengono messe in gabbia da riproduzione e i maschi in voliera, dove il grado di eccitazione arriverà al culmine. Quando ritieni che la femmina sia pronta, la inserisci al maschio prescelto e l'accoppiamento avviene senza problemi.
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  10. gigi ha aggiunto un messaggio nella discussione Canarino lancashire coppy   

     E’ bene dire che una delle sue particolarità è la lentezza nel raggiungere la piena maturità e quindi la condizione ideale per la riproduzione, quindi non bisogna accoppiarlo troppo presto; e bene in allevamento mettere in riproduzione solamente soggetti di circa due anni. La luce influenza il ciclo riproduttivo degli uccelli allorquando essa viene percepita dalla retina. Quindi è bene aumentare, già alla metà di marzo, anche di cinque ore, nell'arco della giornata, la luce.
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  11. gigi ha aggiunto un messaggio nella discussione semi di ortica   

    Certo che li puoi dare, sia fresche che secche, le foglie di Ortica si possono raccoglierle anche in natura e farle essiccare per alcuni giorni. Aggiungendoli al pastoncino in inverno.
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  12. gigi ha aggiunto un messaggio nella discussione Sali minerali e vitamine   

    Il loro ruolo, il sodio lo ritroviamo sopratutto nel sangue e il potassio nei muscoli, ma entrambi quasi come microelementi, li ritroviamo a mantenere l'efficienza funzionale di certe membrane interne; però, in minima quantità, insieme a vari microelementi, sono indispensabili anche per il funzionamento della maggior parte dei cicli enzimatici: fra questi in primo piano lo ione magnesio, ma anche lo zinco che entra nella composizione dell'anidrasi carbonica e dell'insulina, e il rame che fa parte di vari enzimi, fra i quali la tirosinasi, indispensabile per la formazione delle melanine, per cui una sua carenza può determinare forme di albinismo. Sotto questo aspetto metabolico i macro- e i microelementi assomigliano alle vitamine. Nel sangue degli animali ci sono moltissimi sali: cloruro di sodio, bicarbonati, fosfati, solfati, di vari metalli sodio, potassio, calcio, magnesio, ecc.; non per niente si dice che il substrato della vita è un "sol" proteico disciolto in una soluzione salina. Lo scopo dei sali del sangue è duplice: mantenere le caratteristiche fisico-chimiche più adatte alla vita e costituire il mezzo tramite il quale i sali contenuti negli alimenti, una volta assorbiti ed entrati in esso, vengono distribuiti alle cellule che ne abbisognano. Quindi di sali negli organismi animali c'è gran varietà e così è nelle piante e nell'acqua, dalle quali naturalmente gli animali li traggono mangiando e bevendo. Invece, se si tratta di sali inorganici con l'esclusione di bicarbonati e carbonati restano sia i metalli che i componenti acidi. Perciò, in effetti, nei comuni alimenti, di sali ce ne sono più di quanto le "ceneri" ci dicano, ma ciò non toglie niente al valore e al significato di esse, perché gli acidi organici che volatilizzano, la pianta se li sintetizza da sé dopo la funzione clorofilliana, mentre gli altri elementi sodio, potassio, calcio, fosforo, doro, ecc., ecc. Deve prenderli con le radici dal terreno, naturalmente disciolti nell'acqua. Quando l'animale mangia un alimento vegetale, utilizza praticamente tutti i sali che contiene, siano essi organici o inorganici, esclusi gli ossalati sali dell'acido ossalico che, del resto, si trovano solo nelle parti verdi di poche specie; ma sembra che i bovini utilizzino anche questi, tramite la flora intestinale. Comunque la cosa non riguarda i canarini. Il meccanismo di queste utilizzazioni, ovviamente, è complesso, per una questione di "equilibri" il più noto è il rapporto calcio fosforo, di "ioni", di "trasporto attivo", ecc., ma dico solo che di questi sali, che sono tanti, alcuni sono utilizzabili totalmente, altri solo in una percentuale variabile da una specie animale ad un'altra: ma, considerata l'elevata quantità che c'è negli alimenti vegetali in genere, il fabbisogno giornaliero è più che assicurato, salvo condizioni anomale di vita. Naturalmente ogni precisazione in questo campo richiederebbe il dato sperimentale che per il canarino non esiste, ma, facendo riferimento ai vari animali studiati, mammiferi e uccelli, i tantissimi esperimenti fatti ormai da tempo hanno messo in chiara evidenza che solo in particolari cattive condizioni di stabulaggio e alimentazione, possono manifestarsi negli animali in crescita stati di sofferenza dovuti a carenza prolungata di uno o più elementi minerali, sopratutto fra i macroelementi specialmente calcio e fosforo, stati che regrediscono appena tali condizioni vengono rimosse, poiché, quando l'ambiente e l'alimentazione sono normali cioè secondo Natura, qualunque animale ha a sua disposizione tutti i sali di cui abbisogna. Tantomeno, ovviamente, ciò riguarda gli animali adulti, le cui ossa, e tutto il resto, si sono ormai formate e consolidate; è chiaro che per le ovaiole e le vacche in lattazione il discorso può essere diverso. Allora, com'è che anche per i canarini adulti tranquillamente svernanti si insiste tanto da più parti nel raccomandare le varie "integrazioni minerali", quasiché, in loro assenza, l'animale andasse incontro a rischi di ogni genere? Il fatto è che nell'allevamento di un animale da reddito questi vari anni di "tranquilla vita normale, puramente vegetante", non esistono e negli studi di alimentazione e mangimistica non vengono praticamente neppure presi in considerazione, perché il "reddito" vuole che l'animale aumenti di peso il più rapidamente possibile per essere macellato appena ha raggiunto il peso ideale (vien fatto di pensare al "peso-forma" di altre circostanze) per fornire il massimo di carne con la minima spesa per farglielo raggiungere, oppure perché lo stesso "reddito" vuole che appena la bovina non è più in grado di fornire latte in quantità rimunerativa rispetto alle spese di alimentazione e stabulaggio, venga ugualmente macellata. Esattamente la stessa cosa è per i suini che vengono letteralmente "ingozzati" di "alimenti tecnologici" fino al momento che hanno raggiunto il loro accrescimento massimamente rimunerativo, dopodiché diventano "insaccati" e tutto il resto. La scrofa viene mantenuta in vita per pochi anni e, cioè, finché produce il massimo dei lattonzoli senza complicazioni, poi anch'essa viene "insaccata"... senza nessun rispetto se fino a quel momento è stata bravissima... Come il sentimentalismo è nemico della selezione, così lo è in pari misura del reddito. Ed ancora esattamente lo stesso è per i volatili da reddito, dal mastodontico e linfatico tacchino fino alla graziosa quaglia giapponese. Intendiamoci, concettualmente anche in passato era lo stesso, anche se allora era il contadino, anziché il grosso allevamento multinazionale, ad agire in questo modo, ma la maniera era più "naturale", assai meno forzata, perché più diluita nel tempo e meno "appariscente"; però anche meno redditizia. Ma allora la manodopera costava assai poco e la concorrenza era minore, i mangimi si producevano "in loco", ecc. Tuttociò spiega perché oggi l'alimentazione del bestiame non può indulgere ad alcuna forma di "deviazione" e deve per forza essere "tecnologica"; per cui, dati i tempi minimi da impiegare in ogni forma di allevamento, deve giovarsi di tutti i "sussidi", "addittivi", "integratori", ecc., adatti allo scopo, compreso il "gonfiaggio" con ormoni e cose del genere, per le quali si dice che l'Italia sia meno permissiva e più attenta di vari altri Paesi e ciò ci conforta non poco. Orbene, come poteva l'industria che si occupa dei canarini e "assimilati" non scorgere in queste complesse tecnologie dell'allevamento moderno la possibilità di utilizzarle per un giusto guadagno? Dico "giusto", perché, fino a prova contraria e "innaturale", un'impresa che vuole affermarsi ed espandersi deve cercare, oltre al resto, nuove forme di introiti, studiando la disponibilità del mercato (marketing), la più adatta programmazione e tutto quanto un istruttivo e dotto articolo comparso sul n. 8/9 del 1992 ci ha insegnato su un analogo argomento, quello dei farmaci. Purtroppo, però, non si è considerato, o non si è voluto considerare che l'allevamento del Canarino ha ben poco da spartire con quello forzato moderno degli animali da reddito, sia per la enorme differenza di mole (ne riparleremo ampiamente), sia perché in tutti i mesi invernali i nostri uccellini devono solo "vivere" aspettando il momento, la primavera, per cominciare ad essere "rimunerativi" procreando prole atta a soddisfare l'interesse amatoriale, od anche l'interesse pecuniario, com'è per certe razze che raggiungono prezzi da capogiro. In fin dei conti l'allevamento del canarino assomiglia a quello del cavallo da corsa che ripaga l'alimentazione e le cure di un anno con le vincite alle gare cui partecipa. Almeno così spera il proprietario.
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  13. gigi ha aggiunto un messaggio nella discussione canarini rossi mosaici   

    La linea maschile, il solo termine irrita alcuni allevatori mentre altri restano convinti dell’interesse di queste famose linee. Dopo tutto perché ci dovrebbe essere un solo modo di allevare i mosaico: cioè quella reale che consiste nell’accoppiare soggetti vicini al Cardinalino con la migliore categoria possibile nei due sessi? Ciò non vuol dire che l’apporto del Cardinalino non sia utile, al contrario, l’utilizzo di derivati del Cardinalino (F1, F2, R1, R2…) per migliorare l’intensità del lipocromo rosso non deve essere più dimostrato, tanto è evidente e oggi è pratica comune nell’allevamento del mosaico rosso sia lipocromico che melaninico. Prendiamo in considerazione le linee dette “maschili” nei mosaico lipocromici. Oggi si arriva a produrre delle femmine in possesso di maschere che fanno concorrenza a quelle di certi maschi. Se leggiamo le schede di giudizio di questi famosi soggetti e più particolarmente la voce “maschera” delle femmine di linea maschile, notiamo che si esige una maschera completa, compreso sotto il becco. Il solo inconveniente è che ciascuna linea può ottenere solo un tipo di soggetti di qualità: o solo maschi o solo femmine. L’allevatore dovrà dunque formarsi due linee, ossia due ceppi distinti. Le caratteristiche delle femmine di linea maschile e accoppiamenti: mascherina il più possibile ampiadi lipocromo sotto e sopra il beccobianco gessosomolto marcata di rossoà massima delle spalline Il soggetto maschio presenta spesso una mascherina ridotta: occorre ingrandirla utilizzando una femmina della linea maschile che abbia un surplus di maschera e che abbia anche un lipocromo intenso e un mantello gessoso. Le caratteristiche dei maschi della linea femminile e accoppiamenti: mascherina ridotta al minimodi lipocromo sotto al beccospezzatadella carena molto ridottodi briglie lateralmente alla mascherina, che allungherebbero il tratto oculare di lipocromo nelle femmine. Il soggetto femmina presenta spesso un tratto presso l’occhio troppo grande, troppo lungo o che avanza sopra l’occhio e la fronte: occorre ridurre la zona del lipocromo accoppiando una femmina del genere con un maschio con la mascherina bassa, ridotta al minimo ma sempre con un lipocromo intenso e un mantello gessoso. In Italia ed esportato dall'Italia in tutte le nazioni europee che distingue un accoppiamento di linea maschile e un accoppiamento di linea femminile. Come capita di frequente, questa specializzazione dell'accoppiamento tra canarini mosaico, ha avuto all'inizio una accoglienza piuttosto scettica e come capita altrettanto di frequente per niente sostenuta dai cosiddetti "studiosi" del campo. Oggigiorno si può dire che la distinzione delle due linee (maschile e femminile) sia un fatto concreto ormai applicato ovunque e con successo.
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  14. gigi ha aggiunto un messaggio nella discussione canarini rossi mosaici   

    L’accoppiamento ideale per la produzione di mosaico è quello migliore x migliore. In poche parole si tratta di accoppiare due soggetti entrambi il più vicino possibile allo standard. Il Italia, si segue ormai da tempo linee di accoppiamento specializzate: una per ottenere maschi di livello e un’altra per ottenere femmine ottime. Dunque si sono create due linee di accoppiamento: la linea maschile e quella femminile. I soggetti più caratteristici di questo tipo di accoppiamento sono le femmine della linea maschile con mascherina spesso così grande da confondersi con quella di un discreto maschio e i maschi della linea femminile che si confondono spesso con femmine a categoria debordante.
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