marco cotti

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Attività di marco cotti

  1. marco cotti ha aggiunto un messaggio nella discussione Il pappagallo dei Caica (Pyrilia caica Latham, 1790)   

    si forse per te è meglio lasciare perdere
     
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  2. marco cotti ha aggiunto un messaggio nella discussione Conuro guaruba   

    probabilmente hai capito poco dell'articolo,
    non so chi tu sia a me non piacciono le persone che non mettono nome e cognome a riposte di critica "non costruttiva" l' articolo che mi è stato mandato dalla signora Concetta della Rocca Ferragamo, la settimana scorsa,  vuole puntualizzare che nel 1976 questo meraviglioso pappagallo è stato inserito in appendice A della CITES senza nessun supporto scientifico, cosa che la Federazione Americana di Ornicoltura almeno per il loro paese sta cercando di porre rimedio, menre quì in Italia la situazione CITES non è tra le migliori.
    mi fai un pò di tristezza tu credimi, ovviamente senza nessuna polemica
    Un saluto
    Marco Cotti
     
    PS. per quanto riguarda l'esperienza di allevamento mi sa che sei tu che non la hai e copi e incolli articoli da Facebook, io allevo felicemente pappagalli dal 1997
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  3. marco cotti ha aggiunto blog in Cocoricoland   

    CITES a maggio la Conferenza delle Parti
    Dal 25 maggio al 3 giugno 2019 si svolgerà a Colombo (SRI Lanka) la riunione dei Paesi aderenti alla CITES, organismo mondiale che sovrintende alla tutela dell'ambiente del pianeta, in particolare per quanto riguarda il mondo animale.
    E' in questa sede che si decidono modalità e vincoli relativi alla detenzione e commercio di specie protette, in particolare l'inserimento di specie ritenute a rischio scomparsa immediato (All. A) o possibile in futuro in assenza di interventi (All. B).
    Questa è la sede in cui presentare -ad esempio- note che illustrano l'attività degli allevatori sportivi di uccelli ornamentali, con particolare riferimento alle specie oggetto di protezione (CITES, fauna autoctona). E' la sede in cui illustrare il rapporto fra questa attività volontaristica e non lucrosa e la protezione dell'ambiente naturale: più esemplari nascono e vivono e minore è il rischio che la specie protetta scompaia in natura, poichè minore sarà il prelievo indiscriminato dalla stessa .
    Ed inoltre, l'allevamento in domesticità (pet birds), fornisce esemplari che, con un adeguato percorso adattivo, possono essere reinseriti nell'ambiente naturale.
    Tutte caratteristiche che gli allevatori sportivi riassumono in uno dei loro motti: "Allevare è proteggere".
    Sarebbe utile ed opportuno, per la natura ed il nostro hobby, che le Federazioni nazionalie quella mondiale (COM ) predisponessero una adeguata politica comunicazionale in questo senso: ci sono gli obiettivi condivisi
    (la salvaguardia della natura), gli argomenti scientifici e pratici (il Ministero italiano detiene migliaia di denunce di nascita in ambiente controllato di esemplari di specie protette: vogliamo raccogliere, elaborare e pubblicare questi dati ? ), la piena disponibilità dell'intero mondo amatoriale ornitologico.
    Occorre compiere finalmente un passo, il primo passo verso una presenza più efficace , costruttiva e determinata. Sarebbe un passo decisivo , segno della raggiunta maturità del nostro sistema, che ci collocherebbe sul tavolo dei difensori dell'ambiente e non su quello dei contrabbandieri da isolare e colpire con sempre più fitti vincoli.
    Di seguito la nota inviata dal Ministero Ambiente italiano a tutte le associazioni/federazioni coinvolte ed interessate a diverso titolo da questo tema.
    "La prossima Conferenza delle Parti (CoP) della Convenzione avrà luogo a Colombo (Sri Lanka) dal 23 maggio al 3 giugno 2019.
    In tale sede verranno discusse le proposte di modifica delle Appendici che elencano le specie oggetto di tutela e delle Risoluzioni e Decisioni recanti la disciplina applicativa di dettaglio della Convenzione.
    Tutti i documenti oggetto di discussione (comprese le proposte di modifica delle Appendici) alla prossima CoP sono consultabili sul sito internet del Segretariato CITES: https://cites.org/eng/cop/index.php
    Gli Stati Membri dell’Unione europea, salve rare e giustificate eccezioni, voteranno alla Conferenza delle Parti in conformità alla posizione comune adottata dal Consiglio dell’Unione europea.
    A tale posizione si perviene dopo ampia discussione tecnico\amministrativa in seno al Comitato specie selvatiche ed al Gruppo di revisione scientifica (previsti rispettivamente dagli artt. 17 e 18 del Reg.(CE) n. 338/97) che si riuniscono periodicamente a Bruxelles e sono composti da rappresentanti della Commissione europea e delle Autorità di gestione e scientifiche degli Stati Membri.
    Successivamente, una proposta di posizione comune viene esaminata dal Consiglio UE, prima in sede di Gruppo “Questioni ambientali internazionali” (WPIEI) e di Comitato dei rappresentanti permanenti (COREPER) e, da ultimo, adottata dal Consiglio.
    Alla luce delle complesse procedure sopra illustrate, qualsiasi eventuale contributo alla discussione comunitaria di associazioni ed organizzazioni portatrici di interesse deve pervenire a questa Direzione (all’indirizzo email dpn-cites@minambiente.it) con congruo anticipo e comunque non oltre il 15 febbraio p.v.
    21 gennaio 2019"
    Se ci siamo, battiamo un colpo.



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  4. marco cotti ha aggiunto un topic in Psittaciformi   

    Conuro guaruba

    Conuro guaruba
    CITES Appendice A

    Gli sforzi della conservazione
    Il Guaruba guarouba passa da specie in pericolo di estinzione a non in pericolo
    dopo 4 anni di sforzi da parte della American Federation of Aviculture, l'US Fish and Wildlife Service ha raggiunto l’accordo per dichiarare che il Conuro Guaruba guarouba non è in pericolo di estinzione.
    Elencarlo invece come "minacciato" non solo riconosce che si sta facendo abbastanza bene in Brasile, ma rende legale vendere e trasportare questi adorabili uccelli attraverso le linee statali (USA)
    1. La specie è stata originariamente elencata come minacciata nel 1976 a causa di una petizione dell'organizzazione per i diritti degli animali, Fund For Animals, senza alcuna base scientifica effettiva eccetto che la specie (e altre 216) era stata recentemente collocata nella CITES I.
    Lo status della non è stato rivalutato da allora, come richiesto dalle normative.
    2. Bird Life International ha recentemente messo in lista le specie da Endangered(in via di estinzione) a Vulnerable(minacciato) perché sono state trovate molte più popolazioni della specie, portando il numero stimato delle specie a 10.000-19.999 individui. Poiché Bird Life International è un'autorità riconosciuta, le loro raccomandazioni dovrebbero essere considerate come "migliori prove scientifiche". Lo stesso FWS riconosce una popolazione di circa 11.000 individui, non ovunque vicino al livello di Endangered.
    3. È in corso un programma di reintroduzione di successo per le specie nell'ex habitat vicino alla città di Belem, condotto dalla Fondazione Lymington.
    4. Il bracconaggio per il commercio di animali domestici è stato ridotto a causa della vasta disponibilità di uccelli allevati in cattività in quel paese (la specie è facilmente allevata in cattività). Bird Life International osserva: "... anche se alcuni scambi illegali persistono, questa non è più una preoccupazione importante poiché il commercio è ora di solito all'interno della consistente popolazione nata in domesticità e non ha un impatto significativo sulla popolazione selvatica (LF Silveira in litt 2012, AC Lees in litt., 2013)
    5. Si ritiene che una grave minaccia sia la deforestazione, ma gli effetti negativi della distruzione dell'habitat stanno diventando più ampiamente accettati e, aiutato dal miglioramento dei sistemi di monitoraggio satellitare, sarà probabilmente ridotto in misura sempre maggiore dalle normative statali e federali in Brasile.
    6. Mentre si prevede una perdita continua di habitat, Bird Life International rileva che "... la specie non è dipendente dalla foresta come molte altre specie di Psittacidi non minacciate nella regione ed è in grado di spostarsi tra più aree boschive. e spostarsi nei paesaggi non forestali (CA Lees in litt., 2013). Inoltre, la maggior parte del rimanente habitat adatto non è frammentato come inizialmente pensato e gran parte di questo è sotto protezione (de Luca et al., 2009). "
    Il conuro guaruba non è collocabile con precisione in un areale ben definito a causa delle sue abitudini nomadi che gli fanno percorrere distanze anche ragguardevoli. In generale possiamo dire che è originario del centro del Brasile, nell'area immediatamente a sud del Rio delle Amazzoni, dal Maranhao fino alla parte occidentale del Paranà. E' stato comunque avvistato fino ad aree molto più a sud, come il Mato Grosso.
    Allo stato selvatico questo conuro si ciba di frutta, semi, bacche e noci. In particolare è ghiotto dei fruttini della palma di Euterpe, del Protium, della Carapa guaianensis, dell'anacardo, delle spighe di mais (Zea mays). Adora i piccoli fruttini gialli della Byrsonima crassifolia. Per quanto riguarda la frutta la sua predilezione va al mango selvatico.









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  5. marco cotti ha aggiunto un topic in Esotici   

    Il tucanetto smeraldino (Aulacorhynchus prasinus (Gould, 1834)
    Aulacorhynchus prasinus
    Il tucanetto smeraldino (Aulacorhynchus prasinus (Gould, 1834)
    Questa specie è presente in America Centrale (Belize, Costa Rica, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Honduras, Messico, Nicaragua e Panama) e Sudamerica (Bolivia, Brasile, Colombia, Perù e Venezuela)
    Il tucanetto smeraldino era originariamente attribuito al genere Pteroglossus. Viene chiamato anche "tucanetto smeraldino messicano".
    Sottospecie
    Sono riconosciute quattro sottospecie:
    Aulacorhynchus prasinus warneri Winker, 2000, Messico sud-orientale.
    Aulacorhynchus prasinus prasinus Gould, 1833, Messico orientale e sud-orientale, nel Belize e nel nord del Guatemala.
    Aulacorhynchus prasinus virescens Ridgway, 1912, dal Guatemala orientale all'Honduras e al nord del Nicaragua.
    Aulacorhynchus prasinus volcanius Dickey & van Rossem, 1930, El Salvador orientale.
    Conservazione
    La IUCN Red List classifica questa specie come a basso rischio di estinzione (Least Concern).
    Il Northern Emerald-Toucanet abitualmente si nutre di frutta e piccoli vertebrati nella foresta , spesso muovendosi insieme in piccoli stormi. Come è tipico dei tucani, questa specie nidifica nelle cavità degli alberi. Di solito depongono dalle tre alle quattro uova, ed entrambi i sessi incubano e nutrono i nidiacei.








    Emerald Toucanet.mp4
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  6. marco cotti ha aggiunto un topic in AOP - Associazione Ornitologica Prealpina   

    Benvenuti ai nuovi iscritti
    Benvenuti ai nuovi iscritti e a chi ha rinnovato

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  7. marco cotti ha aggiunto un topic in Psittaciformi   

    Agapornis swindernianus
    Agapornis swindernianus

    L'inseparabile dal collare nero (Agapornis swindernianus Kuhl 1820)
    Come gli altri membri di questo genere, definiti comunemente "inseparabili", è un uccello di piccole dimensioni, massimo 13 cm, dal piumaggio colorato, becco robusto e coda corta e smussata.
    Rispetto alle altre specie, solitamente allevate con successo in cattività, A. swindernianus si adatta difficilmente alla vita al di fuori del suo habitat, ed i tentativi di allevarlo si sono solitamente trasformati in insuccessi. Per questo motivo, l'inseparabile dal collare nero è, fra le specie di inseparabili, quella meno conosciuta e meno studiata.
    Tutte le varie sottospecie di Agapornis swindernianus sono originarie dell'Africa centro occidentale. Il suo areale va dalle coste della Liberia, al Camerun e comprende anche zone della Repubblica del Congo, dello Zaire e dell'Uganda.
    Ciò che colpisce di più dell’Agapornis swindernianus è che in qualsiasi testo moderno, alla voce “allevamento in avicoltura”, con un certo sconforto si legge: “sconosciuto”.
    Ma chi è allora questo sconosciuto? Poco si sa, ma qualche foto rubata nell’intrigo delle foreste, come quelle qui pubblicate e scattate nel Ghana - autorizzate direttamente dall’autore, il fotografo belga Stéphane Bocca – ci fanno aggiungere qualcosa alle scarse conoscenze che abbiamo sulla specie.
    Alcuni autori riconoscono tre sottospecie, più recentemente però le specie descritte sono due: l’A. s. swindernianus (Inseparabile dal collare nero) classificato da Kuhl nel 1820 e l’A. s. zenkeri (Inseparabile dal collare nero del Camerun) classificato da Reichenow nel 1895.
    La terza sottospecie descritta da Neumann è l’A. s. emini che però sembra differenziarsi rispetto allo zenkeri solo per una colorazione bruno-rossastra della nuca con riflessi verdi meno pronunciati sul collo e sul petto.
    Habitat dell'Agapornis swindernianus
    La sottospecie swindernianus swindernianus ha una lunghezza di circa 13 cm e abita le foreste della Liberia e della parte meridionale del Ghana. Ha colorazione verde con la testa il petto e l’addome più soffuso. Una banda nera delimita la nuca. L’area adiacente al collo va dal giallastro al verde oliva. Il sottoala è verde e la parte inferiore della schiena blu. Le piume della coda sono verdi con la parte esterna nera e rosso arancio. Il becco grigiastro-nero, l’iride gialla e le zampe grige.
    La sottospecie swindernianus zenkeri ha la stessa taglia dello s. swindernianus, ma si differenzia per la zona del collo, al di sotto della banda nera, è di colore bruno-rossastro che si propaga sfumando sul petto.
    L’habitat dell’A. swindernianus è proprio delle foreste, specificatamente, come riferito da Stéphane Bocca che li ha fotografati, sotto le chiome degli alberi della foresta pluviale, fino a 1800 m di altitudine. Vive in stormi fuori da periodo riproduttivo (probabilmente in luglio) e sono difficili da osservare se non per il fatto che il loro verso in volo richiama l’attenzione.
    La dieta sembra essere costituita principalmente da fichi e da semi con aggiunta di insetti e larve.
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    questa foto è l'ultima in ordine di tempo inserita in rete

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  8. marco cotti ha aggiunto un topic in Articoli e riviste ornitologiche   

    Rio delle Amazzoni, chiamato anche Fiume Marañón e Fiume Solimões
    Rio delle Amazzoni, chiamato anche Fiume Marañón e Fiume Solimões
    È il più grande fiume del Sud America e il più grande sistema di drenaggio al mondo in termini di volume del suo flusso e l'area del suo bacino.La lunghezza totale del fiume, misurata dalle sorgenti del sistema fluviale Ucayali-Apurímac nel sud del Perù, è di almeno 4.000 miglia (6.400 km), che lo rende un po 'più corto del Nilo, ma uguale alla distanza da New York a Roma.La sua fonte più occidentale è alta nella Cordillera de los Andes, entro 160 miglia (100 miglia) dall'Oceano Pacifico, e la sua foce nell'Oceano Atlantico, sulla costa nord-est del Brasile.Storia e origine del Rio delle AmazzoniDurante quello che molti archeologi chiamano lo stadio formativo, le società amazzoniche furono profondamente coinvolte nell'emergere di sistemi agrari negli altipiani del Sud America.Il commercio con le civiltà andine nelle terre delle sorgenti delle Ande, costituì un contributo essenziale allo sviluppo sociale e religioso delle civiltà di altitudine, tra le altre, i Muiace e gli Incas. I primi insediamenti umani erano generalmente basati su basse colline o tumuli.Cinque tipi di tumuli archeologici sono stati osservati nella regione amazzonica: detriti da gusci artificiali e tumuli, piattaforme artificiali di terra per interi villaggi, cumuli di terra e creste per la coltivazione, strade e canI tumuli erano le prime prove di una stanza; Rappresentano cumuli di spreco umano e sono principalmente datati tra 7500 e 4000 anni. Sono associati alle culture dell'età della ceramica; nessun tumulo di carapace pre-ceramico è stato finora documentato dagli archeologi.Le piattaforme di terra artificiale per interi villaggi sono il secondo tipo di tumuli. Sono meglio rappresentati dalla cultura Marajoara. I tumuli figurativi sono i tipi di occupazione più recentiali e tumuli figurativi, sia geometrici che biomorfi.Ci sono ampie prove che le aree che circondano il Rio delle Amazzoni ospitavano società indigene complesse e su larga scala, principalmente cacicazgos che svilupparono grandi città e città.Gli archeologi stimano che quando il conquistatore spagnolo De Orellana viaggiò attraverso l'Amazzonia nel 1541, più di 3 milioni di indiani vivevano in Amazzonia. Questi insediamenti pre-colombiani hanno creato civiltà altamente sviluppate.Ad esempio, gli indiani precolombiani sull'isola di Marajó potrebbero aver sviluppato una stratificazione sociale e sostenere una popolazione di 100.000 persone. Per raggiungere questo livello di sviluppo, gli abitanti indigeni della foresta amazzonica hanno cambiato l'ecologia della foresta attraverso la coltivazione selettiva e l'uso del fuoco.Gli scienziati sostengono che bruciando ripetutamente aree della foresta, gli indigeni hanno reso il suolo più ricco di sostanze nutritive. Questo ha creato aree di terreno oscuro conosciute come indian terra preta ("Indian dark earth").Nel marzo del 1500, il conquistador spagnolo Vicente Yáñez Pinzón è stato il primo europeo documentato a navigare sul Rio delle Amazzoni. Pinzón chiamò il torrente Santa María del Mar Dulce, in seguito abbreviato in Mar Dulce, letteralmente, il dolce mare, a causa della sua acqua dolce che spinge verso l'oceano (vedi articolo: Putumayo River).Un altro esploratore spagnolo, Francisco de Orellana, fu il primo europeo a viaggiare dalle origini dei bacini a monte, situati nelle Ande, fino alla foce del fiume. In questo viaggio, Orellana battezzò alcuni degli affluenti dell'Amazzonia come Río Negro, Napo e Jurua.Francisco de Orellana lo chiamò il Rio delle Amazzoni, che è il fiume più grande del mondo. ... Orellana, che perse un occhio durante l'avventura, raccontò al suo ritorno in Spagna che i brigantini erano stati attaccati da numerose donne guerriere che dominavano l'arco e le frecce.Cosa significa Rio Amazonas? Viene preso dai guerrieri nativi che hanno attaccato questa spedizione, per lo più donne, che hanno ricordato a De Orellana i guerrieri amazzonici dell'antica cultura ellenica in Grecia.Scoperta del Rio delle AmazzoniL'esploratore portoghese Pedro Teixeira fu il primo europeo a viaggiare attraverso il fiume. Arrivò a Quito nel 1637 e ritornò con lo stesso percorso.Dal 1648 al 1652, il bandeirante portoghese brasiliano António Raposo Tavares condusse una spedizione da San Paolo via terra alla foce del Rio delle Amazzoni, indagando su molti dei suoi affluenti, incluso il Río Negro, e percorrendo una distanza di oltre 10.000 km (6.214 miglia) .In quello che attualmente è il Brasile, l'Ecuador, la Bolivia, la Colombia, il Perù e il Venezuela, una serie di insediamenti coloniali e religiosi sono stati stabiliti lungo le rive dei fiumi e degli affluenti principali allo scopo di commercializzare, ridurre in schiavitù ed evangelizzare le popolazioni indigene. della vasta foresta tropicale, come l'Urarina.Alla fine del diciassettesimo secolo, il gesuita spagnolo padre Samuel Fritz, un apostolo degli Omaguas, stabilì una quarantina di villaggi di missione.La fonte del Rio delle amazzoniSi pensava che la fonte più lontana dell'Amazzonia fosse nel drenaggio del fiume Apurímac per quasi un secolo. Questi studi hanno continuato a essere pubblicati anche di recente, come nel 1996, 2001, 2007 e 2008.Dove diversi autori hanno identificato il Mismi innevato di 5.597 m (5.797 m), situato a circa 160 km (99 miglia) ad ovest del Lago Titicaca e 700 km (430 miglia) a sud-est di Lima, come la sorgente più distante del fiuDa quel punto, la gola Carhuasanta emerge dal Nevado Mismi, si unisce al torrente Apacheta e quindi forma il fiume Lloqueta che diventa Río Hornillos e infine si unisce al fiume Apurímac.Uno studio del 2014 condotto dagli americani James Contos e Nicholas Tripcevich in Area, una rivista peer-reviewed della Royal Geographic Society, tuttavia, identifica la fonte più lontana dell'Amazzonia come nel drenaggio del fiume Mantaro.Una varietà di metodi sono stati usati per confrontare le lunghezze del fiume Mantaro con il fiume Apurímac dai suoi punti di origine più lontani alla sua confluenza, mostrando la lunghezza più lunga del Mantaro.Sono state quindi misurate le distanze dal Lago Junín a diversi potenziali punti di origine nel fiume Mantaro, che ha permesso loro di stabilire che la catena montuosa Rumi Cruz era la fonte d'acqua più distante nel bacino del Mantaro (e quindi in tutto il bacino). dell'Amazzonia).Caratteristiche e posizione del Rio delle AmazzoniIl vasto bacino amazzonico (Amazzonia), la più grande pianura dell'America Latina, ha un'area di circa 2,7 milioni di miglia quadrate (7 milioni di km quadrati) ed è quasi il doppio di quella del fiume Congo, un altro grande sistema di drenaggio equatoriale della Terra.Più di due terzi del bacino è coperto da un'immensa foresta tropicale, che si estende fino alla foresta secca e alla savana ai margini più a nord e sud e alla foresta montana nelle Ande a ovest. La foresta pluviale amazzonica, che rappresenta circa la metà della foresta pluviale tropicale rimanente sulla Terra, costituisce anche la sua più grande riserva di risorse biologiche.Dagli ultimi decenni del XX secolo, il bacino amazzonico ha attirato l'attenzione internazionale perché le attività umane hanno sempre più minacciato l'equilibrio dell'ecologia estremamente complessa della foresta.La deforestazione si è accelerata, soprattutto a sud del Rio delle Amazzoni e ai piedi delle Ande, mentre nuove strade e strutture di trasporto aereo hanno aperto il bacino a un'ondata di coloni, compagnie e ricercatori nel fiume hirvinte del Amazonas.Importanti scoperte minerarie hanno portato più afflussi di popolazione. Le conseguenze ecologiche di tali sviluppi, che potenzialmente trascendono il bacino e assumono persino un'importanza globale, hanno attirato una considerevole attenzione scientifica.Flora e fauna del fiume AmazonLa caratteristica predominante dominante del bacino amazzonico è la foresta tropicale, o giungla, che ha una complessità sconcertante e una varietà prodigiosa di alberi. Infatti, in un singolo acro di foresta sono state contate fino a 100 specie di alberi e poche di esse si verificano più di una volta.La foresta pluviale amazzonica ha una struttura sorprendentemente stratificata. I giganti amanti del sole della tomaia raggiungono la calotta, si alzano fino a 120 piedi (40 metri) dal suolo; alberi singoli occasionali, si alzano oltre la chioma, raggiungendo spesso altezze di 200 piedi (60 metri).I suoi tronchi dritti e biancastri sono punteggiati di licheni e funghi. Una caratteristica di questi alberi giganti sono i loro contrafforti, gli ingrandimenti basali dei loro tronchi, che aiutano a stabilizzare gli alberi più pesanti durante i venti forti.Altre caratteristiche delle foglie di alberi sono strette, verso il basso, di Depressione "punta a goccia" in modo semplice e caulifloria (produzione di fiori di tronchi direttamente invece dei rami).I fiori sono discreti. Tra i membri prominenti delle specie di chioma, che catturano gran parte della luce del sole e svolgono la maggior parte della fotosintesi, ci sono alberi di gomma (Hevea brasiliensis), alberi di seta (Ceiba pentandra), alberi di castagno (Bertholletia excelsa ), alberi di sapucaia ) e alberi di sucupira (Bowdichia).Sotto la tettoia ci sono due o tre livelli di alberi tolleranti all'ombra, tra cui alcune specie di palme, dei generi Mauritia, Orbignya ed Euterpe. Sono comuni anche mirti, allori, bignonie, fichi, cedri spagnoli, mogano e palissandro.Ammettono un gran numero di epifite (piante che vivono in altre piante), come orchidee, bromelie e cactus, nonché felci e muschi. L'intero sistema è intrecciato da una misteriosa rete di viti di corno di legno note come liane.Oltre alle foreste pluviali della terraferma, ci sono due tipi di foresta pluviale allagate, várzea e igapó, che costituiscono circa il 3% della foresta pluviale amazzonica totale.Le foreste di Várzea si trovano in pianure alluvionali ricche di limo e sostanze nutritive provenienti da fiumi bianchi come Madeira e l'Amazzonia, con il suo mosaico in continua evoluzione di laghi, paludi, banchi di sabbia, canali abbandonati e argini naturali .Generalmente non sono alti, diversi o vecchi come quelli sulla terraferma e sono soggetti a periodiche distruzioni da inondazioni e manipolazioni umane. (Il várzea e i suoi margini privi di allagamento attirano la maggior parte degli insediamenti umani).La canna selvatica (Gynerium) e le erbe e le erbe acquatiche, così come le specie di alberi pionieri a crescita rapida dei generi Cecropia, Ficus ed Erythrina, sono ben visibili.Le foreste di Igapó crescono lungo le pianure sabbiose di acque nere e fiumi di acque limpide come Negro, Tapajós e Trombetas. Queste foreste possono raggiungere un livello di piena di 40 piedi (12 metri) durante la metà dell'anno, ma si può accedere in canoa.La bassa giungla della striscia andina diventa una foresta montagnosa o una nuvola, discontinua e ingarbugliata, formata da alberi deformi coperti di muschi, licheni e bromelie. Lì puoi trovare la cinchona, o albero della corteccia febbrile, una volta sfruttata dal suo agente antimalarico, il chinino.A quote ancora più elevate c'è la crescita dell'erba e dell'arbusto delle aree di páramo e della fredda regione di Antiplano.Dare una descrizione succinta di tutta la fauna dell'Amazzonia è tanto impossibile quanto descrivere adeguatamente la grande diversità della sua flora; In parte questo è dovuto al fatto che molte delle specie nella regione non sono state ancora identificate.I fiumi e i torrenti del bacino sono pieni di vita, e il baldacchino della foresta risuona con le grida di uccelli e scimmie e il ronzio degli insetti. Vi è una notevole carenza di grandi specie di mammiferi terrestri; in effetti, molti dei mammiferi sono arboricoli.Animali del fiume AmazonPiù di 8.000 specie di insetti sono state raccolte e classificate. Miriadi di zanzare possono trasmettere malattie come la malaria e la febbre gialla. Le formiche taglia-foglie (dei generi Atta e Acromyrmex) sono frequenti, come lo sono le onnipresenti piccole mosche nere conosciute come pioni in Brasile.Lucciole, api, calabroni, vespe, scarafaggi, scarafaggi, cicale, millepiedi, scorpioni, zecche, insetti rossi e ragni giganti sono abbondanti. Le più spettacolari, tuttavia, sono le centinaia di specie di farfalle dai colori vivaci; a volte migliaia di farfalle si radunano nel pomeriggio sulle rive del fiume.Gli alligatori sono cacciati per la loro pelle, le tartarughe di fiume e le loro uova sono considerate una prelibatezza, e la mucca di mare gigante, o lamantino, è ricercata per la sua carne e olio. Tutti sono minacciati dalla caccia eccessiva e il lamantino è stato incluso come una specie in via di estinzione.Gli animali acquatici includono anche delfini di fiume (Inia geoffrensis); il capibara semi-acquatico, il più grande roditore del mondo (fino a 170 libbre [80 kg]); e la lontra, o nutria, apprezzata soprattutto per la sua pelle.Altri roditori comuni includono paca, agouti, porcospino e specie locali di scoiattoli, ratti e topi.Il tapiro, il pecari dalle labbra bianche e diverse specie di cervi sono originari del bacino amazzonico e molto ricercati per la loro carne. Il bufalo indiano, introdotto dal sud-est asiatico come bestiame da lavoro e da latte, predomina nelle zone remote e paludose dell'isola di Marajó (vedi articolo: Arkansas River).Pesca nel Rio delle AmazzoniL'immenso ecosistema della foresta pluviale amazzonica significa che la ricerca di pesci in Amazzonia può essere un'esperienza molto eccitante. Dallo strano e meraviglioso al assolutamente strano, il Rio delle Amazzoni è pieno di pesci, molti dei quali potresti non aver mai sentito e mai trovare da nessun'altra parte.Con circa il 30% del Sud America, il bacino del Rio delle Amazzoni ospita oltre 2.000 diverse specie ittiche endemiche della regione amazzonica, che comprende 15.000 affluenti e una lunghezza totale di 6.520 km. Il Brasile ha alcuni dei pesci più interessanti e più grandi della regione, mentre molti altri risiedono nelle acque degli altri paesi che ospitano l'Amazzonia.Pesce del Rio delle AmazzoniAll'interno del sistema del Rio delle Amazzoni sono state trovate circa 1.500 specie di pesci, ma molte altre non sono state identificate. La maggior parte dei pesci è migratrice e si trasferisce in grandi scuole al momento della deposizione delle uova.I pesci rappresentano una fonte critica di proteine nella dieta spesso povera di carne della popolazione caboclo. (Il termine caboclo si riferisce alle persone di discendenza mista europea e indiana in Brasile che vivono su fiumi e foreste).Tra le specie commerciali più importanti ci sono il pirarucu (Arapaima gigas), uno dei più grandi pesci d'acqua dolce del mondo, e diversi pesci gatto giganti. Il piccolo piranha mangia carne si nutre generalmente di altri pesci, ma può attaccare qualsiasi animale o umano che entra nell'acqua.I suoi denti aguzzi tagliavano pezzi di carne, spogliando il suo cadavere di carne in pochi minuti. Alcune specie ittiche sono diventate localmente minacciate dal momento che la domanda globale di pesce congelato ed essiccato è aumentata.I pesci tropicali del Rio delle Amazzoni sono anche alcuni dei più desiderati per l'alimentazione e l'allevamento e per l'uso come campioni di acquario. Iquitos, Manaus e il porto colombiano di Leticia sono i centri di questi scambi.Delfino del Rio AmazonasIl delfino del Rio delle Amazzoni, noto anche come il delfino del fiume rosa o Boto, vive solo in acqua dolce. Si trova in gran parte dei bacini dei fiumi Amazzonia e Orinoco in Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Guyana, Perù e VenezuelaÈ un cetaceo d'acqua dolce relativamente abbondante con una popolazione stimata in decine di migliaia. Tuttavia, è classificato come vulnerabile in alcune aree a causa di dighe che frammentano e minacciano determinate popolazioni e altre minacce come la contaminazione di fiumi e laghi.Curiosità Rio Amazonas1. L'Amazzonia è la più grande foresta tropicale del mondo. Coprendo più di 5,5 milioni di chilometri quadrati, è così grande che il Regno Unito e l'Irlanda si adatterebbero 17 volte!2. Attraversando il nord della giungla si trova il Rio delle Amazzoni. Con una lunghezza di circa 6.400 km, è il secondo fiume più lungo del mondo. Il più lungo è il fiume Nilo, che si estende per oltre 6.650 km!3. Nel 2007, un uomo di nome Martin Strel nuotò lungo il Rio delle Amazzoni! Per completare il suo viaggio nella giungla, Martin ha attraversato l'acqua per un massimo di dieci ore al giorno per 66 giorni.4. Circa 400-500 tribù indigene indigene chiamano la foresta pluviale amazzonica. Si ritiene che una cinquantina di queste tribù non abbia mai avuto contatti con il mondo esterno.5. L'Amazzonia ha un ecosistema incredibilmente ricco: ci sono circa 40.000 specie di piante, 1.300 specie di uccelli, 3.000 tipi di pesci, 430 mammiferi e ben 2.5 milioni di insetti diversi.6. L'Amazzonia è la patria di molti affascinanti e mortali. - creature, tra cui anguille elettriche, piranha che mangia carne, rane avvelenate, giaguari e alcuni serpenti velenosi.

















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  9. marco cotti ha aggiunto un topic in Psittaciformi   

    Il pappagallo dei Caica (Pyrilia caica Latham, 1790)
    Il pappagallo dei Caica (Pyrilia caica Latham, 1790)

    Precedentemente inserito nel genere Pionopsitta, come tutti gli altri membri di Pyrilia, il pappagallo di Caica è il rappresentante più a nord di questo genere.
    Lo si trova dal Venezuela orientale attraverso le Guiane e nel nord del Brasile, a nord dell'Amazzonia e ad est del Rio Negro, questa specie abita l'alta foresta primaria fino a 1100 ma raramente il pappagallo Caica si trova in aree adiacenti di crescita o stagionalmente allagate.
    Questa specie è uno psittacide attraente e facilmente identificabile, con piumaggio prevalentemente verde, "completato" da una testa bruno-nera, un anello orbitale grigio nudo, un collare bruno fulvo che si estende sul seno, opachi copri primitivi blu e nerastri primarie.
    Ad oggi, quasi nulla è stato pubblicato sull'ecologia della specie.
    I pappagalli caica o pappagalli incappucciati (Pionopsitta caica) si trovano nelle zone umide subtropicali o tropicali della pianura del Brasile nord-orientale, della Guiana francese, del Bolivar, della Guyana, del Suriname e del Venezuela orientale.
    Descrizione:
    I pappagalli di Caica hanno una lunghezza di 9,2 pollici (23 cm) (coda inclusa). Il piumaggio è generalmente verde, ad eccezione della testa bruno-nera, un ampio anello marrone arancione attorno al collo e blu e nero sulle ali.
    La parte inferiore del petto, l'addome e le copritrici sotto la coda sono di colore verde-giallastro. Ogni piuma è bordata di marrone.
    La gola e la parte superiore della mammella sono di colore verde oliva opaco. La curva dell'ala ha una sfumatura blu pallido. Le penne delle ali primarie sono blu scuro con bordi verdi alle estremità. Le penne di volo sono nere con bordi esterni verdi. La parte inferiore delle penne è blu-verde. Le penne della coda centrale hanno punte blu. Le penne della coda esterna hanno una marcatura gialla sulle tele interne. Il beccoè di colore biancastro. Gli iridi degli adulti sono rosso-arancio; e la cere e i piedi sono grigi.
    Gli uccelli immaturi hanno una testa verdognola. Le guance e le copri orecchie hanno una sfumatura verde oliva. La fascia alla nuca (retro del collo) è opaca e giallastra senza bordi marroni. La gola e il seno sono verdi con una sfumatura giallo-oliva. I loro iridi sono scuri.
    I pappagalli Caica sono molto silenziosi in una voliera, hanno una personalità simpatica e gentile.
    Sono altamente sociali e dovrebbero essere tenuti con un compagno o in gruppo.
    In natura, i pappagalli caica si trovano quasi sempre in branchi. Si acclimatano abbastanza facilmente in un nuovo ambiente e sono molto resistenti.

    Dieta:
    I Caica mangiano grano, semi, noci, frutta fresca e verdura.
    In natura, la loro dieta consiste principalmente di fiori di eucalipto, frutta, nettare e polline.







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  10. marco cotti ha aggiunto un topic in Fringillidi Esotici   

    Carpodacus synoicus
    Carpodacus synoicus
    Il carpodaco del Sinai o carpodaco pallido (Carpodacus synoicus (Temminck, 1825)) è un uccello passeriforme della famiglia dei Fringillidi.
    Rappresenta la mascotte della Giordania.
    Come intuibile dal nome comune, il carpodaco del Sinai è diffuso in Medio Oriente, dove occupa la porzione nord-occidentale della penisola arabica, nell'area fra l'Egitto nord-orientale, Israele meridionale, Giordania sud-occidentale ed Arabia Saudita nord-occidentale: si tratta dell'unico fra i carpodacini diffuso anche in un paese africano (sebbene la penisola del Sinai sia geograficamente asiatica).
    L'habitat di questi uccelli è rappresentato dalle aree rocciose secche collinari e pedemontane con presenza di vegetazione sparsa e arbustiva.
    In passato se ne riconoscevano tre sottospecie oltre alla nominale (C. s. beicki, C. s. salimalii e C. s. stoliczkae), attualmente spostate al carpodaco pallido, elevato al rango di specie a sé stante, sicché la specie è monotipica.
    Le popolazioni della zona di Petra, dalle minori dimensioni, sono secondo alcuni da elevare al rango di sottospecie col nome di C. s. petrae, tuttavia le differenze rispetto alle altre popolazioni sono minime e non si ritiene di differenziarle dalla popolazione nominale
    Si tratta di uccelli monogami, che durante la stagione degli amori (che va da fine marzo a luglio) formano coppie fisse e molto unite fra loro, dimostrandosi piuttosto territoriali nei confronti dei conspecifici che dovessero avvicinarsi incautamente al sito di nidifcazione.
    Il nido, a forma di coppa, viene costruito dalla sola femmina (col maschio che può talvolta portare del materiale da costruzione, senza però partecipare alla stessa) al suolo, fra le rocce o sotto un cespuglio, intrecciando fra loro fibre vegetali e foderando l'interno con materiale più soffice.
    Le uova, in numero di 3-5, vengono covate dalla femmina (col maschio che staziona di guardia nei pressi del nido e si occupa di reperire il cibo per sé e la consorte) per circa due settimane: i pulli, ciechi e implumi alla schiusa, vengono accuditi da ambedue i genitori, i quali li imbeccano generosamente con semi e insetti rigurgitati, per circa tre settimane, al termine delle quali sono pronti ad involarsi e si disperdono, allontanandosi dal nido.
    Si tratta di uccelli granivori, che si nutrono in prevalenza di semi, ma anche di foglioline, germogli, bacche e fiori di piante erbacee (in particolar modo di alcanna, sebbene manchino studi dettagliati, nonché sporadicamente anche di piccoli invertebrati, soprattutto durante il periodo estivo.










    Pale Rosefinch - Carpodacus synoicus - ורדית סיני.mp4
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  11. marco cotti ha aggiunto un topic in Esotici   

    IL PASSERO DEL GIAPPONE
    IL PASSERO DEL GIAPPONE

    Cenni sul suo impiego come balia, divagazioni sulle origini
    e notizie sull'ibridazione amatoriale
     
    Giorgio Truffi
     
    Il Passero del Giappone è uccello che si presta più di ogni altro ad essere impie­gato nell'allevamento degli Astrildidi ed i giapponesi furono i primi ad utilizzarlo a questo fine, seguiti ben presto dagli europei.
    Come è noto, nel 1960 l'esportazione degli uccelli dall'Australia venne proibita per giuste ragioni protezionistiche.
    Lo studio del comportamento animale era an­cora agli inizi ed i prodotti alimentari disponibili sul mercato non avevano rag­giunto l'elevato standard attuale, per cui si fu obbligati a ricorrere a qualsiasi mezzo per riprodurre specie ornitiche delicate e rare.
     
    Intervenne a questo punto il Passero del Giappone che, prodotto di reincroci, non è in possesso di specifiche caratteri­stiche etologiche e non ha espresso caratteristiche semantiche originali nei propri pulii pur avendo (reincrocio sin che si vuole, ma è un uccello) assunto dalle forme parentali ancestrali il carattere appreso dell'accettazione e del riconoscimento della prole in funzione del luogo in cui questa si trova, e cioè il nido (per la discussio­ne, cfr. TRUFFI, 1980). Si adatta così con estrema facilità a covare le uova e ad allevare i piccoli di tutte le specie di Astrildidi a becco grosso ed anche alcune di quelle a becco sottile che pure gli sono filogeneticamente meno vicine.
     
    Unica condizione per il positivo esito dello svezzamento è che si tratti di uccelli che nei primi giorni di vita non richiedano tassativamente un'alimentazione stret­tamente insettivora. Anche in questo caso però il risultato può non essere com­promesso se si dispone di soggetti preventivamente abituati ad alimentarsi almeno in parte con prede vive, che somministreranno così ai nidiacei loro affidati.
     
    Decisivo, perché l'allevamento abbia luogo, è l'impiego di Passeri del Giappone che abbiano uova o piccoli allo stesso stadio di sviluppo di quelli dei quali devono prendersi cura.
    E' però consigliabile sostituire le loro uova e trasferire ad altri i loro piccoli ad evitare che la stessa coppia debba dedicarsi contemporaneamente all'allevamento dei propri nidiacei (che sarebbero immancabilmente meglio alimen­tati ed accuditi, almeno in linea di larga massima) e di quelli di altre specie. Da quando, l'allevamento dei diamanti australiani si è rivelato economicamente po­sitivo, le coppie di riproduttori vengono isolate ed alloggiate in gabbie da cova (a volte anche piuttosto anguste) ponendo loro a disposizione nidi rudimentali in cui le femmine depongono uova che vengono regolarmente sottratte e passate alle balie per la cova e lo svezzamento, procedimento che provoca una ovideposizione più numerosa di quanto non si verificherebbe se i genitori naturali dovessero acca­dire alla propria nidiata.
     
    Si tratta però di una selezione totalmente negativa perché innesca un processo pa­ragonabile a quanto avviene nell'allevamento dei polli o delle quaglie condotto su scala industriale.
     
    I piccoli Astrildidi appena sgusciati dall'uovo vengono imprintizzati dalla specie che vedono per prima (e questo irreversibile processo si verifica in un breve spa­zio di tempo) e che di loro si occupa; in natura quindi dai propri genitori, nella situazione che stiamo esaminando dai Passeri del Giappone. Nel corso dell'alleva­mento le cose procedono a tal punto che i giovani svezzati da questi ultimi saran­no in seguito incapaci di accoppiarsi con i propri conspecifici, manifestando una netta tendenza preferenziale a scegliere i Passeri del Giappone (con i quali per ef­fetto dell'imprintizzaziane finiscono per identificarsi) come partners sessuali.
    E' questo uno dei motivi per cui negli allevamenti amatoriali di uccelli esotici si incontrano facilmente tanti ibridi con il Passero del Giappone, dovuti il più delle volte al caso.
     
    Le balie perciò, ai fini di un corretto allevamento, vanno usate solo in casi estre­mi e quando non esiste nessun'altra possibilità, per sopravvenuti imprevisti mo­tivi, di salvare uova o nidiacei ed anche in questo caso occorre poi drasticamente isolare i giovani non appena raggiunta l'indipendenza ed allontanare dalla loro vi­sta i genitori adottivi a svezzamento avvenuto.
     
    E' chiaro che le positive caratteristiche di domesticità evidenziate hanno fatto del Passero del Giappone un soggetto ideale per l'ibridazione amatoriale. Quasi sempre sono state impiegate le femmine, proclivi alla deposizione senza dif­ficoltà alcuna, accoppiate a maschi di altre specie, tutte però appartenenti alla fa­miglia degli Astrildidi.
     
    Le vecchie notizie risalenti ad oltre cinquant'anni fa (e mai più riconfermate) relative ad avvenute ibridazioni con il Canarino domestico e forse altri uccelli del genere Serinus appaiono in verità scarsamente credibili.
     
    Elencare le ibridazioni ottenute di cui esiste traccia nella letteratura (non in tutti i casi affidabile) non è cosa semplice e fatalmente si corre il rischio di presentare dati incompleti oppure di prestare a certe notificazioni, necessitanti di verifica, più credibilità di quanto nella realtà non meritino.
     
    Praticata anche negli allevamenti italiani, tanto è vero che alle esposizioni vengono presentati F 1 di notevoli caratteristiche che giustamente ottengono lusinghieri ri­conoscimenti, l'ibridazione del Passero del Giappone si è sviluppata in tre diffe­renti direzioni.
    La prima, con precisi intendimenti scientifici e sistematici (scuola tedesca, e molto dobbiamo in questo senso al Russ, che se ne occupò alla fine del secolo scorso) per stabilirne le origini.
    La seconda (scuola tedesca in un primo tempo, successivamente olandese e danese ed ultimamente ancora tedesca) volta alla ricostruzione di soggetti monocolori scuri e con nette squamature sulle parti inferiori allineate e precise come previsto dai più rigorosi standards di eccellenza, anche se forse attualmente un po' lontani dallee realtà di allevamento tanto è vero che i criteri di giudizio tedeschi prevedono in ogni categoria sia soggetti con disegno sia a ventre chiaro e non disegnato.
    La terza, di scuola latina (se così si può affermare, dato che assolutamente nulla di concreto è stato fatto se non lasciando che il caso si sbizzarrisse a suo piacere) si è sviluppata senza alcuna finalizzazione razionale e tendendo a produrre ibridi ai soli fini espositivi, appaganti sotto il profilo estetico, giudicati in relazione alla maggiore o minore estrinsecazione delle caratteristiche delle specie che hanno con­tribuito alla loro realizzazione.
     
    Analizziamole in dettaglio.
     
    Allevato dai giapponesi sin dagli inizi del 1700 (e in un tempo relativamente breve arrivarono a selezionarne oltre quaranta varietà, tutte abbastanza stabilmente fissa­te) e di probabile provenienza cinese, il Passero del Giappone fece la sua prima comparsa in Europa ad una esposizione inglese nel 1860. Successivamente il Russ ne importò alcune coppie in Germania negli ultimi anni dell'ottocento e ne curò l'allevamento, rendendolo se non popolare almeno abbastanza conosciuto con il pubblicarne note pertinenti su una rivista amatoríale da lui diretta.
     
    Per lungo tempo si è ritenuto che all'origine avessero contribuito incroci fra spe­cie e sottospecie asiatiche e persino africane, quali il Domino Lonchura punctulata ed il Becco d'argento Lonchura malabarica cantans, dato che questi uccelli sotto certi aspetti presentano caratteri fenotipici di disegno e colore che richiamano ab­bastanza da vicino quelli del Passero del Giappone. Da qui la tesi ancora oggi dif­fusa di " uccello artificiale ".
     
    La letteratura è invece attualmente concorde nell'af­fermarne la diretta discendénza dal Cappuccino a coda lunga Lonchura striata, an­ch'esso da lungo tempo presente allo stato captivo negli allevamenti amatoriali asiatici.
     
    Il Cappuccino a coda lunga presenta un'ampia suddivisione in sottospecie e razze geografiche, che hanno tra loro differenze più o meno marcate. Le stesse variazioni si riscontrano nel disegno scuro del Passero del Giappone e non furono inizialmen­te notate forse perché nei primi ottant'anni del suo allevamento come uccello da gabbia tutte le attenzioni erano dedicate a produrre soggetti pezzati di bianco. Con la domesticazione tutti gli animali manifestano prima o poi uno schiarimento del pelo o delle penne perché non necessitano più di protezione mimetica in quanto già protetti dall'uomo.
     
    Originariamente si ebbero solo alcune parti del piumaggio di colore bianco che a seguito dell'allevamento di selezione si estesero sino allo schiarimento totale con tutte le gradazioni intermedie, da una preponderanza delle zone di colore scuro ad una preponderanza di quelle chiare.
     
    Per consentirci di identificare l'effettiva derivazione e collocazione di questi Astrildidi domestici è necessario fare riferimento ad alcune differenze di certe razze ori­ginarie di Lonchura striata, i cui areali, ricavati da ALI e RIPLEY (1974) e da CHENG ( 1976 ) sono riportati in cartina.
     
     
    La forma tipo, Lonchura striata striata (Linneo 1776), è superiormente, compreso testa e collo, di colore quasi esclusivamente nero bruno mentre inferiormente pre­senta un crema luminoso che a distanza può apparire quasi bianco.
    Esistono varie sottospecie, di cui alcune endemícamente insulari, come Lonchura striata fumigata (Walden 1873) delle isole Andamans e Lonchura striata semistriata (Huma 1874) delle isole Nicobar, con il groppone scuro ed altre, tutte continentali, con il grop­pone chiaro, come Lonchura striata acuticauda (Hodgson 1836) in cui il piumaggio nero bruno del dorso viene interrotto solo scarsamente da piccole striscioline chiare longitudinali. Forse per il disegno, ma più sicuramente per ragioni geografiche, le forme subspecifiche con il groppone scuro parrebbero a mio avviso non essere state usate dai cinesi per la selezione del Passero del Giappone, ma piuttosto, oltre a Lon­chura striata acuticauda, anche Lonchura striata subsquamicollis (Stuart Baker 1925) il cui areale di diffusione confina con la Cina e Lonchura striata swinhoei (Cabanis 1882) endemica della Cina meridionale.
    Sono entrambe di colore ciocco­lato, soprattutto al collo, e presentano su tutto il piumaggio una maggiore striatura. Le parti inferiori sono decisamente grigio bruno. In complesso sono di colori più tenui ed il groppone è spruzzato di grigio. L'aspetto generale è piuttosto monocorde e Lonchura striata subsquamicollis si differenzia da Lonchura striata swinhoei per il groppone ancora più chiaro, simile a quello di Lonchuraa striata acuticauda.
     
    Queste differenze di disegno e di intensità di colore ritornano nella semi totalità dei casi nella maggior parte dei Passeri del Giappone e si possono ancora ritro­vare abbastanza riconoscibili nei soggetti pezzati di chiaro. Pezzati più scuri mo­strano al collo piume brune più chiare e sono generalmente molto chiari sull'alto petto e nella parte bassa del collo. E' ancora sufficientemente distinguibile una stria­tura diritta grigio bruna.
     
    Se invece i Passerí del Giappone fossero derivati (cosa che a mio avviso non è) dalla forma tipo, le zone attorno alla gola e sul groppone avrebbero dovuto essere prevalentemente bianche ed il groppone anche scuro monocolore, come abbiamo ri­cordato in precedenza accennando alle varie forme subspecifiche. Il groppone dei pezzati con colore di base scuro è di solito lavato di grigio.
     
    Si può ragionevolmente quindi concludere che gli antenati ancestrali si limitino (più che a Lonchura striata acuticauda ) a Lonchura striata subsquamicollis e Lonchura striata swinhoei, mentre invece tutte le deviazioni di colore o disegno sono da ricon­dursi a mutazioni spontanee oppure ad incroci con altre specie, che ancora oggi esercitano nella discendenza la loro influenza sulle caratteristiche del fenotípo.
     
    Nei primi decenni dell'allevamento del Passero del Giappone la tendenza dei selet­tori era orientata a far riprodurre i soggetti importati dal Giappone cercando di ottenere sfumature di colore diverse e più chiare. Si ebbe così la creazione di va­rietà ormai ben codificate, dal bruno al giallastro al crema al nero diluito ai pez­zati, sino al bianco.
     
    Successivamente si è venuto da anni delineando l'orientamento ad eliminare nuova­mente il bianco delle pezzature e la diluizione di colore per ritornare a soggetti completamente scuri. Su base selettiva la cosa però si presenta difficile, dato che si tratta di invertire la tendenza (dopo un secolo di allevamento) che aveva prodotto uccelli in cui il bianco (più o meno esteso e regolare) era quasi sempre presente. In un primo tempo si pensò di procedere, per il " reincrocio all'indietro ", con le diverse sottospecie di partenza ma ben presto questa strada venne abbandonata dopo
     
    aver constatato che nelle varie razze di Lonchura striata, e soprattutto con Lonchura striata acuticauda di cui sul mercato era disponibile e a volte lo è tuttora un'offerta piuttosto ampia, si osservava nell'allevamento in purezza allo stato captivo la com­parsa di una pezzatura bianca che iniziando dalla radice del becco si estendeva suc­cessivamente in tempi brevissimi (una o due generazioni) alle rimanenti parti del piumaggio.
     
    Fu ritenuto quindi opportuno, ed in parecchi casi positivamente gratificante, l'in­trodurre sangue nuovo procedendo in direzione di accoppiamenti con specie filoge­neticamente vicine (per un esame più approfondito cfr. RADTKE 1979). Senza entrare in questa sede in una analisi tecnica dettagliata dei risultati ottenuti e delle verifiche da questi scaturite, argomenti che dovranno comunque essere og­getto di discussione sulla stampa specializzata e che prima o poi bisognerà affron­tare per uscire dal generico e sviluppare, acquisendo nel nostro bagaglio di cogni­zioni le esperienze conseguite all'estero, un corretto lavoro finalizzato di specializ­zazione, mi limiterò ad accennare che gli ibridi ottenuti ai fini della ricostruzione della tipicità non presentano, all'occhio del profano, né pregi né caratteristiche par­ticolari ed in sede espositiva sono scarsamente interessanti ( se il giudicante è pa­drone della materia li valorizzerà nelle voci appropriate della scheda) mentre invece possono costituire materiale validissimo in allevamento per il miglioramento dei ceppi, anche se la fertilità in F 1 riscontrata ( ma assolutamente non generalizzata) nei maschi è pressoché nulla nelle femmine ed è quindi giocoforza continuare l'al­levamento in R 1, accoppiando i maschi con Passeri del Giappone femmina o, più raramente, con femmine della specie parentale.
    Gli R i presentano buona fertilità anche nelle femmine ed è quindi possibile procedere ad accoppiamenti compensa­tivi e meglio indicizzati soprattutto per quanto si riferisce al tipo, dato che gli ibridi ottenuti possono a volte essere migliorativi ai fini del colore e del disegno ma quasi sempre presenteranno caratteristiche debordanti per la sagoma, troppo affu­solata in alcuni casi e troppo raccolta ed arrotondata in altri, e per la posizione as­sunta, quasi sempre eccessivamente eretta sul posatoio. A titolo di informazione ri­cordo che i giudici olandesi considerano non fra gli ibridi ma come Passeri del Giap­pone i risultati dell'accoppiamento con le varie forme di Lonchura striata (VAN DEN MOLEN 1971) .
    Gli R 2 e gli R 3 sono totalmente fecondi in entrambi i sessi.
     
    Le ibridazioni conseguite ai fini sopra accennati sono state ottenute per lo più con specie asiatiche del genere Lonchura (i Cappuccini) e precisamente (almeno per quanto a mia conoscenza) con: Cappuccino del Borneo Lonchura fuscans, Cappuc­cino a ventre ondulato Lonchura molucca, Cappuccino montano Lonchura kelaarti, Cappuccino di Giava, Lonchura leucogastroides, Cappuccino triste Lonchura tristis, Cappuccino a testa bianca Lonchura maja, Cappuccino a testa nera Lonchura malac­ca, Cappuccino tricolore Lonchura malacca atricapilla, Domino Lonchura punctulata.
     
    Interessanti esperimenti che hanno dato origine anche ad ibridi esteticamente pre­gevoli e dai quali in un primo tempo sembrava di poter ottenere risultati eccezio­nali (calda colorazione bruno intenso sulle parti superiori con mascherina nerastra, groppone nero intenso, parti inferiori più o meno perlate di grigio o squamate su fondo scuro, soggetti lievemente più grossi dei Passeri del Giappone, con portamento eretto e coda leggermente più corta e meno lanceolata) si sono ottenuti dall'accop­piamento con il Donacola a petto castano Lonchura castaneothorax.
     
    Purtroppo, non fu possibile continuarne l'allevamento data la quasi totale sterilità delle femmine anche nei reincroci di seconda e terza generazione ( RADTE 1989).
     
    Poco interessanti, poiché di taglia ridotta, gli ibridi con la Nonnetta Lonchura cu­cullata e con la Nonnetta nana del Madagascar Lonchura nana (quest'ultima il più delle volte impiegata senza coerenti finalizzazioni). Il ROBERTS ( 1989) e così pure il RADTKE ( 1989) ci parlano di F 1 ottenuti con la Nonnetta bicolore Lonchura bi­color e con la Nonnetta maggiore Lonchura fringílloides sull'esistenza dei quali avevo in precedenza avanzato riserve (TRUFFI 1982) che ora mi pare però doveroso am­mettere meritevoli di ripensamento dopo la comunicazione recentemente giuntami ( Forgani, com. pers. ) che nei primi mesi del 1982 si è avuta in un allevamento amatoriale dell'Emilia - Romagna la schiusa di tre pulli figli di Nonnetta maggiore maschio e Passero del Giappone femmina.
     
    Di non spiccate caratteristiche anche gli ibridi ottenuti con il Becco d'argento Lon­
    chura malabarica cantans e con il Becco di piombo Lonchura malabarica malabarica, interessanti però per l'armonica fusione delle sfumature di colore della livrea, di­sturbata da una più o meno vistosamente presente tacca gulare bíanchíccia bordata di nerastro, ed a mio parere più che accettabili per quanto si riferisce al tipo.
     
    Ai soli fini espositivi poi si sono avuti incroci con varie specie, per lo più di ori­gine australiana, e precisamente con il Diamante a coda lunga Poephila acuticauda, il Diamante a bavetta Poephila cincta, il Diamante mascherato Poephila personata, il Diamante mandarino Taeniopygia guttata castanotis, il Diamante a coda rossa Neochmia ruficauda, il Diamante di Bicheno Poephila bichenovii, il Diamante gut­tato Emblema guttata (a proposito di quest'ultima ibridazione, a mio ricordo mai presentata in una esposizione italiana, cfr. Buchan 1991), alcuni di questi di vera­mente appaganti caratteristiche estetiche e che sino ad ora non hanno offerto casi di fertilità, manifestatisi invece (ma raramente e per quanto mi consta solo nei ma­schi) con il Padda Padda oryxívora di cui sono state utilizzate sia la forma grigia ancestrale sia le varietà bianca e isabella.
     
    La letteratura ( ROBERTS 1982, RADTKE 1985) dà notizia di altre ibridazioni con il Diamante pappagallo Erythrura psittacea, il Gola tagliata Amadina fasciata ed il Cordon blu Uraeginthus bengalus, che cito per dovere di cronaca ma che sono sen­z'altra poco comuni e non mi risultano sino ad ora presentate in Italia.
     
    BIBLIOGRAFIA
    Ali S. and Ripley S.D., 1974 - Handbook of the Birds of India and Pakistan, vol. 10, Oxford University, Bombay.
     
    Buchan J., 1981 - Foreign Birds, exibítion and menagement, Saiga Publishing, Hindhead. Cheng T.H., 1976 - Distributional list of Chinese Birds, Academia Sinica, Peking (testo in cinese).
     
    Molen (van den) D.J., 1971 - Moineaux du Japon unicolores, Le Monde des Oiseaux, 26 (7).
     
    Radtke C.A., 1979 - Domestizierte Prachtfinchen, Albtecht Philler, Minden. Roberts M.F., 1979 - Society finches, T.F.H., Neptune Cíty.
                .
    Rutgers A.,. 1964 - The Handbook of Foreign Birds, vol. one, fourth (rev.) ed 1977, Blanford Press, Poole.
     
    Trulli G., 1980 - Il Diamante mandarino, S.A!F.E. Edizioni Zootecniche, Udine.
     
     






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  12. marco cotti ha aggiunto un topic in Psittaciformi   

    Eupsittula canicularis-Conuro fronte arancio
    Eupsittula canicularis
    Conuro fronte arancio
    CITES Appendice B
    South american parrot.
    L'habitat naturale di questo pappagallo è l'America centrale, quindi, Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Messico, Nicaragua e Porto Rico.
    In questa specie non si riscontra dimorfismo sessuale.
    Questo conuro, tradizionalmente incluso nel genere "aratinga", è stato recentemente "spostato" nel nuovo genere eupsittula. Si tratta di un pappagallo di piccola taglia, circa ventiquattro centimetri, si presenta con una colorazione base verde, più chiara e brillante anteriormente ed inferiormente, nella zona addominale e sulle cosce. La gola presenta uno scurimento bruno-olivastro, ed una vistosa macchia arancione sulla fronte. Il resto del piumaggio della parte antero-superiore della testa è blu. Le copritrici e le penne timoniere sono verdi superiormente e grigio scuro inferiormente. Le remiganti sono verde-blu. L'anello perioftalmico, piuttosto esteso, è giallo con il bordo inferiore scuro, quasi cerchiato. Il becco è di un arancione chiarissimo, quasi bianco, le zampe sono grigio chiaro. Questa specie si suddivide in tre sottospecie:
    - E.c. canicularis, la specie di riferimento, dai colori più accesi;
    - E.c. eburnirostrum, con la macchia frontale arancione più sottile ed una macchia marrone nel piumaggio sul lato inferiore del becco;
    - E.c. clarae, con piumaggio grigio scuro alla base del becco;
    Questo conuro mostra una spiccata preferenza per le foreste decidue e le savane aride senza spingersi generalmente oltre i 700-800 metri di quota. Tende a vivere in stormi di un centinaio di individui. Non è un pappagallo molto diffuso in cattività. Allo stato selvatico è molto diffidente e timido, ma opportunamente allevato come pet da compagnia si dimostra affettuoso e confidente con l'uomo. Non è particolarmente dotato nell'imitazione della voce umana. Come tutti i conuri è un volatile piuttosto rumoroso ed attivo, ha bisogno di fare movimento e di tenere continuamente in esercizio il becco sgranocchiando legni e rami freschi.
    Di solito questa specie di pappagalli nidifica all'interno di termitai, deponendo da 3 a 5 uova, spesso con intervalli di qualche giorno tra un uovo ed il successivo. La cova dura circa 23 giorni.
    Il richiamo fatto in volo è rauco e stridulo.
    Alcune note si ripetono rapidamente.
    Uccelli appollaiati emettono fischiettii e cinguettii chiaccherando tra loro mentre si nutrono.
    In natura il conuro fronte arancio si ciba di semi, fiori e frutta. In cattività bisogna alimentarli ogni giorno con un'ampia varietà di frutta fresca e verdura. I germogli sono molto indicati. Naturalmente deve essere presente la classica miscela per parrocchetti, con l'accortezza di limitare la presenza di semi grassi ed oleosi.
    Inserito nella categoria rossa.

    Questa specie ha una popolazione molto ampia che ancora gli permette di non entrare nel range di vulnerabile.










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  13. marco cotti ha aggiunto un messaggio nella discussione fotografato da un amico   

    Bellisimo esemplare
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  14. marco cotti ha aggiunto un topic in Esotici   

    Il Diamante di Kittlitz (Erythrura trichroa)
    Il Diamante di Kittlitz (Erythrura trichroa)
    Il Diamante di Kittlitz è l’unico rappresentante del genere Erythrura in Australia. Si tratta precisamente della sottospecie sigillifera presente anche in Papua-Nuova Guinea ed in un congruo numero di isole della Melanesia e dell’arcipelago indonesiano. La specie tipica (Erythrura t. t.) è distribuita invece nelle isole Kusaie, del gruppo delle Caroline.
    I Diamanti del genere Erythrura sono comunemente chiamati «Diamanti pappagallo» ed il trichroa, in particolare, è detto anche Diamante pappagallo a faccia blu o Diamante pappagallo tre colori. Quest'ultima definizione in realtà non è esatta perché il vero Diamante pappagallo tre colori è I’Erythrura tricolor, che ha il blu esteso dai lati della faccia fino all’intero petto, ai fianchi ed al ventre, mentre il trichroa di blu ha solo le guance.
    Le undici specie di Diamanti pappagallo appartenenti al genere Erythrura si possono dividere idealmente in tre gruppi: quelle che allevano bene, quelle che presentano alcune difficoltà e quelle di cui non si sa nulla o, comunque, troppo poco. Il Diamante di Kittlitz appartiene al primo gruppo.
    Relativamente alla presenza del  trichroa nel lembo nord-orientale dell'Australia (penisola di Capo York), si tratta, come già accennato, della stessa sottospecie sigillifera distribuita nella Nuova Guinea e, pertanto, sembra che non possano esistere dubbi sulla sua provenienza. Win Filewood, un ornitologo che ha passato molti anni in Papua-Nuova Guinea, ha affermato (Australian Aviculture, novembre 1984) che la popolazione australiana di questi Diamanti può essere stata costituita da arrivi relativamente recenti dalla Nuova Guinea. Seguendo infatti le infiorescenze del bambù e le conseguenti formazioni di semi che essi appetiscono, si verificano delle vere e proprie esplosioni di queste popolazioni che si disperdono poi ovunque.
    Secondo l'opinione di altri ornitologi, i trichroa australiani costituirebbero invece una popolazione-relitto di tempi remoti, destinata pertanto a scomparire.
    Il colonnello Harry Bell, altro grande esperto dell’avifauna della Nuova Guinea, ritiene invece che, come spesso accade, la verità stia nel mezzo ed afferma: «Hindwood ha suggerito che si tratta di arrivi recenti nel Queensland, mentre Marshall ed altri si riferiscono invece ad una popolazione-relitto nella sua fase di estinzione. Penso che abbiano torto entrambi. È una specie di montagna che si nasconde talmente bene nel suo habitat naturale da risultare pressoché inesistente per un osservatore. Questo però non significa che sia nella fase terminale».
    La denominazione scientifica ha derivazione greca: “Erythros” = rosso, “oura” = coda, “tri-chroa” = tre-colori.
    Descritto da Kittlitz (Mem. Acad. Imp. Sc. St. Pet., 2, 1835) come “Fringilla trichroa”.
    Caratteri distintivi
    Nel maschio adulto il colore generale del piumaggio è verde intenso piuttosto scuro, con riflessi gialli ai lati del collo, mentre la zona che va dalla fronte fino dietro l'occhio, le guance e le copritrici auricolari sono blu malva scuro. In alcuni individui, subito dopo le copritrici auricolari, può essere presente una piccola macchia rossastra che li fa somigliare in qualche modo ai Diamanti pappagallo di Mindanao (Erythrura coloria). I bordi interni delle secondarie e delle primarie sono scuri mentre il verde sulla parte esterna delle primarie assume una tonalità giallastra.
    Groppone e copritrici superiori della coda sono rosso carminio, come le penne centrali della coda, mentre in quelle laterali questo colore è frammisto, soprattutto per la parte esterna, al nerobruno. La coda ha una forma graduata, con le penne centrali più lunghe e le laterali via via più corte.
    Gola e parti sottostanti si presentano di un verde più chiaro di quello che caratterizza le parti superiori, talvolta con sfumature bluastre. Le penne che ricoprono la parte alta delle gambe hanno riflessi rossastri. Il becco è scuro e gambe e piedi sono bruni. La lunghezza totale è pari a circa 12 cm.
    La femmina è molto simile al maschio, ma con la zona blu della faccia meno estesa e più chiara; mancano inoltre i riflessi giallastri ai lati del collo ed il verde, in generale, si presenta in una tonalità più opaca. Anche il rosso carminio del groppone è più chiaro.
    I giovani somigliano alla femmina adulta, ma ancora più chiari, soprattutto nelle parti inferiori e con pochissimo (o addirittura senza) blu sulla faccia. Il becco è giallo intenso con una macchia scura sulla mandibola superiore.
    Distribuzione
    In Australia, è presente con la sottospecie sigillifera nella parte nord-orientale, esattamente nella penisola di Capo York. Al di fuori dell'Australia, la specie è distribuita, con le sue numerose sottospecie, in una vasta area, dalle Celebes e dalle Molucche alla Nuova Guinea, all’arcipelago Bismark, alle isole Salomone, alle Nuove Ebridi, alle Caroline, alle isole Pellew e Loyalty.
    Habitat
    Nel suo ampio areale di distribuzione, il Diamante di Kittlitz occupa vari habitat, spaziando dal livello del mare fino ad oltre 2000 metri di altitudine. Generalmente preferisce le zone fitte di bassa vegetazione, poste ai bordi delle foreste di montagna, ma anche le mangrovie, a livello del mare. Frequenta tuttavia anche le radure all'interno dei boschi, le zone prative e coltivate, le piantagioni nonchè parchi e giardini. Non è altresì raro osservarlo accanto o all'interno degli insediamenti umani. Bourke ed Austin hanno potuto notare quattro individui, due adulti e due giovani, accanto ad una scuola pubblica di Ravenshoe ed hanno concluso che la coppia aveva certamente nidificato a poca distanza dalla scuola stessa.
    In alcune isole del Pacifico nidifica frequentemente nei villaggi dei nativi, ove viene chiamato “Passero delle isole”.
    Al di fuori della stagione riproduttiva, si formano facilmente gruppi di 20 o 30 individui o insiemi anche più numerosi, soprattutto dove esistono coltivazioni o dove l’intervento umano ha fatto sì che sussista maggiore abbondanza di cibo.
    Il volo è leggermente ondulato su lunghe distanze, diretto per brevi tratti. Vola agevolmente e con rapidità tra piccoli alberi e cespugli, riuscendo ad evitare gli ostacoli con successo mediante scarti improvvisi.
    Nidificazione
    Il nido è posizionato talvolta in anfratti di roccia, ben coperto e nascosto da ogni tipo di vegetazione, ma più spesso viene costruito su alberi o cespugli, quasi sempre alla biforcazione di rami. È decisamente ampio se paragonato alla taglia di questo Diamante ed ha forma a pera, con un tubo di ingresso di circa 3,5 cm. di diametro che conduce, con una leggera inclinazione, alla camera di incubazione. È realizzato con steli d’erba secca, muschio, peli animali ed altri materiali simili.
    Marshall ha dato una dettagliata descrizione di un nido di trichroa rinvenuto, nel marzo del 1944, sul monte Fisher (Australia): «Il nido è a forma di pera, delle dimensioni di 25 x 15 cm., con il vertice verso il basso. Un’entrata laterale, di 3,5 cm di diametro, porta alla camera di incubazione delle dimensioni di 7,5 x 7,5 cm. Il nido è costruito senza molta cura, soprattutto con un certo tipo di muschio verde non identificato, che cresce in quantità sui rami degli alberi della zona. Frammiste al muschio, sono presenti fibre scure che sembrano crini di cavallo, ma che, in realtà, sono funghi (marasmius equicrinus). Sono presenti anche tralci di piante rampicanti. Il fondo è tenuto insieme da legamenti che arrivano fino alla parte alta della struttura. Il nido era costruito alla biforcazione di un ramo, a circa 6 m da terra, verso la cima dell’albero».
    Il numero medio di uova deposte varia da 3 a 6, eccezionalmente da 2 ad 8. Durante il giorno è la femmina che provvede, in massima parte, all'incubazione. Entrambi i genitori passano invece la notte nel nido.
    Heumann fornisce un interessante dettaglio: «I giovani non vengono alimentati fino a che non hanno 24 ore di vita, probabilmente per fare in modo che si sviluppino i tubercoli iridescenti, due ad ogni lato del becco. In tal modo i genitori riescono ad alimentare i piccoli anche se la camera interna rimane oscura».
    Il periodo di incubazione è compreso tra i 12 a 14 giorni ed i novelli si involano a partire dal ventunesimo.
    Anche il Diamante di Kittlitz possiede una sorta di danza amorosa, più semplice però di quella di altri Diamanti australiani: il maschio tiene nel becco del materiale per la costruzione del nido e si posa vicino alla femmina, emettendo un caratteristico verso e muovendo vistosamente la coda; la femmina risponde muovendo anch’essa la coda ed emettendo un verso molto simile, indi si sposta su un altro ramo, seguita dal maschio e così via fino a che non avviene l'accoppiamento.
    Nutrimento
    Si ciba, sia sul terreno che tra la vegetazione, soprattutto di semi di erbe. Della sua dieta fanno però parte anche termiti e, probabilmente, altri tipi di insetti. Nella Nuova Guinea si nutre soprattutto di semi di bambù e di una specie locale di fichi.
    Canto
    Il verso di contatto è un “tsit-tsit” piuttosto penetrante. Viene invece emesso, da entrambi i sessi, un metallico “tiirr” formato da una serie di note in fase calante, sia in volo che nella fase di corteggiamento.
    La canzone vera e propria è, secondo D. Goodwin, «piuttosto forte e stridula. È preceduta da alcuni trilli ed è formata da sei elementi, tre di questi ripetuti ad intervalli regolari».
    Sottospecie
    Esiste un discreto numero di sottospecie del trichroa: praticamente  quasi che ogni gruppo di isole del Pacifico ne vanta una:
    E. t. sanfordi - Celebes.
    E. t. modesta - Molucche settentrionali. E. t. pinaiae - Molucche meridionali.
    E. t. sigillifera - Penisola di Capo York (Australia), Nuova Guinea, New Britain, New Irland.
    E. t. eichorni - Arcipelago Bismark, isole S. Matthias.
    E. t. pelewensis - Isole Palau.
    E. t. clara - Isole Truk e Ponapè.
    E. t. woodfordi - Guadalcanal.
    E. t. cyanofrons - Nuove Ebridi, isole Loyalty.
    Allevamento
    Il Diamante di Kittlitz costituisce la specie del genere Erythrura più ampiamente e facilmente allevata. Si tratta di uccelli robusti, che si adattano bene in cattività e si riproducono abbastanza agevolmente. Non risulta comunque molto comune negli allevamenti, né in Europa né in Australia, dove sembra che i ceppi allevati non siano originari della penisola di Capo York, ma derivino da soggetti importati dalla Nuova Guinea e da altre isole.
    In Europa, soprattutto per la scarsità di questi Diamanti dopo la seconda guerra mondiale, si è ecceduto spesso nella pratica dell’ “inbreeding”, cioè negli accoppiamenti successivi tra consanguinei stretti, determinando così una diminuzione, anche brusca, della prolificità. Oggi, grazie alle importazioni che si sono succedute, la situazione si è normalizzata sufficientemente e c’è una buona produzione di soggetti, soprattutto nei paesi del Benelux da dove, con una certa frequenza sono importati anche in Italia, ove – forse – non ha ancora trovato l’apprezzamento che merita.
    Il primo successo in Europa è attribuibile al tedesco Hauth il quale, a partire dal 1887, lo ha allevato per otto generazioni. A causa del temperamento alquanto nervoso, l’alloggiamento ideale è costituito da una voliera fornita di alberi e cespugli, dove perde presto ogni timore e diventa confidente. Si può allevare tuttavia anche in gabbia, all’interno della quale mantiene tuttavia una certa nervosità di comportamento.
    La specie  sopporta bene anche le basse temperature, addirittura vi è chi afferma che non mostri alcun segno di intolleranza a temperature vicine a 0°C.
    Oltre alla miscela di semi, relativamente alla quale è il caso di sottolineare che è molte gradito il misto per Canarini, appetisce semi germinati, verdura e pastoncino per insettivori.
    In gabbia accetta, più o meno volentieri, la tipica cassetta per esotici, mentre in voliera tende a costruire il nido all’interno di cespugli, preferibilmente fitti.
    La costruzione ricade in gran parte sulle spalle del maschio che provvede totalmente alla realizzazione dell’esterno, mentre la femmina prepara la parte più morbida interna.
    Il materiale utilizzato in cattività è del tipo più vario: fili d’erba, foglie secche, fibre di varia natura e, per la camera di incubazione, lanuggine, ovatta, piume.
    Questa specie, in cattività, tende a realizzare nidi molto piccoli: se si mettono a disposizione cassette di varia grandezza, verrà invariabilmente scelta quella più piccola. Questo comportamento determina talvolta, negli allevamenti, la morte per schiacciamento di alcuni pulli.
    Abrahams ha osservato (Breeding the three-coloured Parrot Finch in South Africa», Avic. Mag., 4, 1939) che l’incubazione è a carico esclusivo della femmina, mentre il maschio è molto attivo nell’imbeccare i piccoli.
    In generale i Kittlitz risultano dei buoni genitori, allevano bene e mantengono l’interno del nido internamente molto pulito, come nessuna altra specie di Diamanti è solita fare. Anche dopo l'involo dei novelli, si può notare una straordinaria pulizia interna.
    II verso dei nidiacei è particolarmente forte, il che costituisce un’altra caratteristica peculiare della specie.
    I giovani lasciano il nido dopo tre settimane e sono alimentati dai genitori per un’altra decina di giorni; una volta involati, non tornano più al nido per dormire, similmente a quanto accade anche per altri Diamanti.
    È opportuno separare i giovani non appena siano in grado di alimentarsi in modo autonomo.
    Sono inoltre assai precoci: già a quattro o cinque mesi di età possono riprodursi, ma è sconsigliabile dar consentire accoppiamenti con soggetti che abbiano un’età inferiore ai dieci mesi.
    La mutazione più conosciuta e diffusa del del Diamante di Kittlitz è probabilmente la lutino: il corpo si presenta giallo, con la testa bianca ed il groppone rosso (nella foto a lato compaiono alcuni di tali soggetti).






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  15. marco cotti ha aggiunto un topic in Articoli e riviste ornitologiche   

    'Tra sogno e realtà

    Tra sogno e realtà

    E’ stato un sogno bellissimo che al risveglio, però, mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca. Uno di quei rari sogni a colori: io volavo, ma più che volare nuotavo movendo lentamente le braccia in un cielo azzurro macchiato qua e là da rare e piccole nubi bianche, un cielo da dépliant pubblicitario di ultimi paradisi.
    Dall’alto vedevo la mia casa come era prima della guerra con il grande terrazzo sul tetto e la torre merlata ma non vedevo il giardino, l’orto, l’uliveto. Al loro posto un enorme prato verde, alberi in fiore, arbusti e tante voliere. Sono sceso a terra lentamente e leggero, come piuma portata dal vento e…meraviglia le voliere erano aperte, non avevano la rete e gli uccelli uscivano ed entravano liberi.

    Specie comuni e rare, centinaia di specie, le ho riconosciute: erano le “mie” specie “possedute” nel corso di una vita che mi volavano attorno senza paura e cantavano come per salutarmi.
    Un Garrulax galbanus simaoensis mi è volato in testa ed ha cominciato a cantare. Che strano canto, sembrava lo squillo del telefono. Era lo squillo del telefono: qualcuno aveva sbagliato numero. Mi sono alzato dalla poltrona ancora assonnato e sono andato alla finestra: le mie voliere erano ancora là: vecchie voliere vuote e maleandate. Che malinconia! Quanti rimpianti! Quante occasioni perdute! Allora per distrarmi ritorno al passato e vi infliggo questi ricordi.
    AI genere Garrulax appartengono 48 Specie di uccelli di taglia media e medio-piccola, presenti nell'Asia centromeridionale e sud-orientale e nelle grandi isole dell'Arcipelago della Sonda. Si tratta di un taxon ben definito che negli ultimi anni ha avuto minime variazioni nella sua sistematica soltanto a livello subspecifico (da 150 a 152) per il riconoscimento di due nuove sot¬tospecie: una nel Garrulax henrici, Garrulo schia¬mazzante del Principe Enrico, ritenuta in passato monotipica, e una nel Garrulax galbanus Garrulo schiamazzante di Austen (da due a tre).
    La classificazione con i relativi areali del Garrulax galbanus (Howard R., Moore A. 1991) è la seguente:
    Garrulax galbanus galbanus.
    Assam sud-orientale, Birmania occidentale.
    Garrulax galbanus courtoisi.
    Kiangsi nord-orientale.
    Garrulax galbanus simaoensis.
    Yunnan.
    Sulle due sottospecie del Garrulax galbanus si potrebbe scrivere un saggio. Numerosi sono gli studi e le ricerche fatte su queste due rarissime sottospecie che rappresentano ancora per alcuni ornitologi un enigma.
    http://www.orientalbirdclub.org/publications/bullfeats/crtois2.html
    “il simaoensis come sottospecie sarà il nostro obiettivo definitivo. Per noi, questi due taxon endemici cinesi rimangono un mistero e una sfida.”
    Comunque una cosa è certa, specie o sottospecie il simaoensis è molto raro.
    Alla fine del 1980 furono importati occasionalmente, credo da Hong Kong ,alcuni esemplari ed io ebbi la fortuna di averne una coppia in regalo dall’amico importatore.
    Di questi Garrulax dalla primavera del 1990 e per diversi anni ne seguii i tentativi di riproduzione, annotando minuziosamente il comportamento. Per non tediare il lettore con il lungo diario mi limito a riportare, con modifiche e aggiunte, un mio articolo scritto nel 1993 per I.O.
    Ho avuto l'opportunità di seguire, per due stagioni riproduttive, questi rari uccelli e di annotarne il comportamento. Il primo periodo va dal 13 maggio 1991, giorno che vidi muoversi nel nido dei G. galbanus l'unico nato, al 3 luglio quando, dopo averli tolti dalla voliera per affidarli a un allevatore di mia conoscenza, trovai nel folto di un cespuglio un nido con 3 uova.
    Nel 1991 tenevo ancora in voliera numerose Specie di differente taglia, provenienti da regioni zoogeografiche diverse che, sebbene vivessero in apparente armonia, come risulta dagli articoli scritti in precedenza in collaborazione con l'amico Mignone, davano risultati riproduttivi estremamente deludenti. Nel caso in esame, dalla prima covata (3, uova) nacque un pullus che abbandonò precocemente il nido rimanendo, di lì a poco, vittima di un violento temporale.
    Dalla seconda covata (4 uova) schiusero tre piccoli, morti di fame per l'impossibilità di assicurare ai genitori un regolare rifornimento di insetti, consumati immediatamente dagli altri ospiti della voliera. Il terzo nido che rinvenni, come scritto, dopo aver prelevato i Garruli, conteneva 3 uova deposte da poco.
    Il 1992 passò senza novità.
    Nel gennaio del 1993, tornato in possesso della coppia, purtroppo non più in perfette condizioni fisiche, l'alloggiai in un confortevole gabbione in attesa di tentare nuovamente la riproduzione. All’inizio della primavera collocai in voliera tra i cespugli, quattro nidi di ferro per Canarini di grossa taglia, ben imbottiti con vegetale da materassi. Il 18 aprile vi liberai soltanto i Garruli, così non vi sarebbero state da temere interferenze da parte di altri uccelli, durante il ciclo riproduttivo: una voliera lunga 22 metri tutta per loro!
    Ecco, trascritto alla lettera dal blocco appunti, ciò che avvenne.
    Dal 18 aprile al 10 giugno. Passato il primo periodo di ambientamento cominciarono a rivolgere la loro attenzione ai nidi e dopo averli vuotati completamente del materiale da me predisposto, ne scelsero uno e vi costruirono lentamente una "tazza" e la femmina iniziò a pernottarvi. Ritenni fosse in procinto di deporre, invece tre giorni dopo notai il nido disfatto. Per una settimana non successe niente, poi costruzione velocissima, in un altro contenitore, di una nuova "tazza" e deposizione del primo uovo (10 giugno).
    14 giugno. Le uova sono quattro.
    18 giugno. Ho constatato che alla cova partecipano il maschio e la femmina.
    20 giugno. Cova regolare. Soggetti docilissimi. Ho scattato le fotografie alla femmina sulle uova a una distanza minima di 50 cm.
    22 giugno. Controllate le uova: due con embrione, due chiare.
    25 giugno (ore 15,20). Nel nido vi è un piccolo: è nudo e rosa. I genitori sono momentaneamente assenti.
    30 giugno. Il nidiaceo è cresciuto rapidamente: è solo, perché l'altro uovo non si è schiuso. L'assistenza da parte dei genitori è assidua e regolarmente alternata. Quando uno dei membri della coppia si presenta al nido per l'imbeccata, invita l'altro a abbandonarlo con un flebile e breve canto gorgogliato. La notte la femmina dorme nel nido, il maschio in un cespuglio distante circa dieci metri.
    4 luglio. Nelle ore più calde della giornata i genitori non stanno nel nido, ma quando il pullus è solo, vi è sempre un adulto di guardia.
    6 luglio. Il piccolo ha abbandonato il nido nel primo pomeriggio. Ha avuto una crescita molto rapida, è robusto, vigile e vivace. È stato alimentato quasi esclusivamente con insetti reperiti in voliera e con larve di T. monitor. Ignorati dai genitori i pastoncini, la frutta e le larve di Mosca carnaia.
    L'aspetto del nidiaceo non è molto attraente, perché la testa ben impiumata nella parte superiore è lateralmente ancora nuda, particolare che evidenzia gli orecchi e fa apparire gli occhi in fuori. Ancora inetto al volo, possiede zampe e piedi così forti e ben sviluppati da permettergli di seguire i genitori, arrampicandosi sui rami con agilità quasi scimmiesca. In caso di pericolo o supposto tale, gli adulti richiamano il piccolo con due suoni alternati: uno è un flebile e malinconico fischio, l'altro una serie (3-4) di versi aspri e gracchianti, una via di mezzo tra il garrito della rondine e il grido, in miniatura, della cornacchia.
    8 luglio. Tragedia! Questa sera (ore 20,15) i garruli, gridando disperatamente e volando da un ramo all'altro, mi hanno fatto correre alla voliera.
    Il piccolo giaceva a terra agonizzante; l'ho preso in mano e mi sono accorto che aveva il becco insanguinato e una piccola ma profonda ferita all'altezza del petto. Non ho visto il colpevole ma sicuramente è stato arpionato da un gatto mentre si arrampicava sulla rete, come era solito fare, per appollaiarsi su un ramo vicino ai genitori.
    16 luglio. Secondo nido. Deposizione del primo uovo (Tutto finì li perché i Garruli entrarono in muta).
    Anno 1994
    Finalmente un risultato positivo. Alloggiati in una spaziosa voliera esterna, anche se più piccola di quella dell’anno precedente, e fornita di tutto il necessario, ma soprattutto ricorrendo anche all’allevamento “a mano” dei nidiacei, riuscii a portarne tre all’indipendenza.
    Prima di chiudere,  con tutti i limiti del caso, azzardo alcune considerazioni sulla base di quanto osservato.
    La cova inizialmente è compito della sola femmina, ma con il passare del tempo anche il maschio, durante il giorno, vi prende parte sempre più assiduamente, fino a un'alternanza paritaria; la notte il maschio dorme fuori dal nido. L'allevamento è effettuato in coppia. I pulli crescono rapidamente e abbandonano il nido a 11-12 giorni. Non sono ancora capaci di volare, tuttavia si spostano sul terreno con rapidi salti e si destreggiano bene tra l'intrico dei rami al seguito dei genitori. Indispensabili per la loro alimentazione generose razioni d'insetti. Durante il periodo riproduttivo è raccomandabile isolare le coppie in voliere singole, soprattutto per assicurare una continua disponibilità di insetti.
    Altrettanto importante, nel caso non si voglia proseguire l'allevamento allo stecco, proteggere i piccoli "nidifughi" da perturbazioni atmosferiche e gatti.
    Per sottolineare il loro carattere riporto ancora una volta quanto scrissi nell’articolo sui Garrulax già pubblicato nel forum.
    “Ora dei tanti Garrulax ne possiedo uno solo: è una femmina di G. galbanus simaoensis di sei anni nata in cattività e allevata allo stecco durante l’ultima settimana, prima della completa indipendenza. Vive in voliera per buona parte dell’anno, eccetto nei mesi più freddi quando, più per mia comodità che per lei (sopporta benissimo la cattiva stagione) la trasferisco in soffitta in un comodo gabbione E’ un uccello dal comportamento “strano”, che mette in evidenza, diciamo, l’intelligenza di questa specie. Per i primi due – tre anni dimostrò un comportamento calmo e confidente, ma sempre con una ben precisa distanza di fuga che non mi permise mai di avvicinarmi, quando era in voliera, a meno di circa due metri. Poi all’improvviso le cose cambiarono. Un giorno d’estate, appena mi vide approssimare alla voliera, si attaccò alla rete gridando a gran voce.
    Era in muta e reclamava insetti. Mi allontanai e dopo poco tornai con un buon numero di larve di Tenebrio molitor e entrai in voliera. Mi venne subito incontro posandosi , senza alcun timore, su un rametto a pochi centimetri da me. Prese le larve direttamente dalla mia mano, poi volò via.
    Da allora si comporta così: fintanto che riesce a trovare insetti a sufficienza, il suo comportamento rientra nelle caratteristiche della specie, nei momenti in cui nene ha particolare bisogno e gli insetti scarseggiano diventa un “cagnolino” La cosa più curiosa è che si fida soltanto di me, degli altri non si fida e si tiene a rispettosa distanza. Si fida soltanto di me, ma devo essere solo. Se sono in compagnia , anche di mia moglie, che quasi tutti i giorni le porta il cibo e le rinnova l’acqua, non si fa avvicinare.”
                        -----------------------------------------------
     
    Appena il tempo di scrivere al computer l’articolo che suonano al cancello: è il solito amico Adriano che mi viene a trovare. Cosa fai di bello? Gli descrivo l’articolo e gli racconto il sogno. Mi ha bonariamente criticato: “Male, vivi di ricordi” No, ho risposto, non vivo di ricordi, vivo di presente, vivo nel presente, e questi tre computer e tutto il resto ne  sono una prova. Questo non vuol dire che ogni tanto “stacchi” e ,come in questo, caso viva nei ricordi. Vivere di ricordi, soltanto di ricordi, è un’altra cosa.
    P.S - So che nello stesso periodo, credo in Lombardia, riprodussero il simoensis con buoni esiti positivi.
    Bibliografia
    Capecchi A., Mignone G.P. - Osservazioni ornitologiche in voliera. Parte Ia, IIa, IIIa – I.O. nn 1/1990 - 6/1990 e 4/1991.
    Howard R., Moore A. 1991 - A complete cheklist of the birds of the world - Academic Press, London.
    King B., Woodcock M., Dickinson E.C. 1984 - A field guide to the birds of south-east Asia - Collins, London.
    Meyer de Schauensee R. 1989 - Birds of China – Oxford University Press, Oxford.
     
     




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