paura degli uccelli

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Mio nipote ha paura degli uccelli come mai?

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È il timore irrazionale di un oggetto o situazione che,  anche in assenza di un reale pericolo, è percepito/a come minaccioso/a. Viene definita “paura della paura” poiché rappresenta il timore di poter riprovare una sensazione estrema di spavento e, a differenza della semplice emozione di “paura” scatenata da un evento, un oggetto, una situazione reale e attuale, la fobia persiste anche in assenza della minaccia. Non è possibile controllarla attraverso la razionalizzazione, l’utilizzo di spiegazioni e ragionamenti logici, o la dimostrazione della sua assurdità: la fobia è irrazionale e dietro l’identificazione di un oggetto fobico apparentemente innocuo, nasconde un processo di proiezioni (movimenti verso l’esterno) di contenuti psicologici interni legati ad esperienze inconsapevoli. “Freud descrive le fobie come manifestazioni psichiche presenti in alcuni casi di nevrosi: le “isterie d’angoscia”. Un accumulo pulsionale correlato a rappresentazioni sessuali o aggressive angoscianti e intollerabili, viene liberato e spostato su di un oggetto o su di una specifica situazione esterna, attraverso un processo protettivo che coinvolge due importanti meccanismi di difesa: la rimozione e lo spostamento. Quando il meccanismo difensivo della rimozione non è sufficiente ad evitare un ritorno alla consapevolezza di quei contenuti inconsci intollerabili, l’Io si avvale del meccanismo difensivo dello spostamento attraverso cui le rappresentazioni angoscianti vengono spostate su oggetti (o situazioni) esterni e identificate con essi. Non è l’angoscia che determina la rimozione, ma è il fallimento di essa a far emergere l’angoscia.  La fobia rappresenta, dunque, una formazione sostitutiva al fallimento della rimozione e l’espressione del movimento di “pezzi” di interno verso l’esterno.  A processo fobico innescato, ogni qual volta si ha un contatto con l'oggetto della fobia, nel pensiero o nella realtà, si attivano sensazioni angoscianti. L'individuo ignora la motivazione inconscia per cui l’oggetto rappresenti una minaccia, ma percepisce l'allarme di un potenziale pericolo attraverso una forte sensazione d'angoscia che funge da segnale di allerta. L’angoscia di contatto con l’oggetto fobico prende il nome di ansia fobica ed è spesso accompagnata da sintomi fisiologici come tachicardia, sudore eccessivo, senso di soffocamento, nausea, spossatezza, sintomi gastro-intestinali, freezing… Il trauma dell’esperienza vissuta spinge all’ evitamento dell’oggetto temuto (o della situazione) : evitare il contatto permette di abbassare il livello di angoscia nell’immediato, ma, confermando la pericolosità del contesto e l’incapacità di fronteggiare il pericolo dell’individuo, predispone allo strutturarsi di un processo automatico di evitamenti, fino a poterne condizionare significativamente il normale funzionamento sociale, lavorativo e personale. Si parla di fobie specifiche quando un solo contesto, categoria vivente o inanimata genera sensazioni di paura incontrollabile, ansia e tendenze all’evitamento. I “bersagli” di fobie specifiche sono singole situazioni, fenomeni, oggetti, esseri viventi, ... Tra i più frequenti si classificano gli animali che non di rado, per caratteristiche legate alla loro natura, vengono identificati come i portatori del contenuto patologico. Varie fobie li vedono protagonisti, come l’ornitofobia: “la paura della paura” degli uccelli. Diffusa soprattutto nella popolazione femminile, si manifesta sin dall’infanzia prevalentemente in seguito ad episodi traumatici reali o fantastici oppure come “dote” tramandata da un genitore anch’esso fobico. L’ornitofobia rappresenta il timore estremo di trovarsi in prossimità di un pennuto, nel timore ingiustificato di esserne attaccato. Il timore viene attivato dalla vista o da altra percezione di specifiche particolarità dell’ aspetto, come le piume, il becco, le zampe, le ali… un aspetto strutturalmente molto diverso dall'uomo che lo percepisce quasi come incorporeo. Gli individui ornitofobici hanno un buon adattamento familiare e lavorativo. Il funzionamento sociale, invece, è minimamente alterato a causa della tendenza all'evitamento di piazze e luoghi all’aperto in cui è probabile l’entrata in contatto con i pennuti; gli uccelli più temuti sono i piccioni perché rappresentano la tipologia più diffusa, soprattutto nelle grandi città. Per analizzare il significato di questa fobia è bene partire dalle caratteristiche dell’oggetto fobico designato e dal suo significato simbolico: gli uccelli sono volatili, imprevedibili e incapibili per l’uomo. Sono animali comuni, ma, a differenza degli animali domestici, non subiscono tentativi di “umanizzazione”: l’uomo riconosce in loro, solo con molta difficoltà, emozioni in cui potersi identificare. La loro aggressività incontrollabile, come anche l’assenza di emotività, sono le probabili caratteristiche che indirizzano la “scelta” inconsapevole dell’individuo verso il suo oggetto fobico.  Possiamo, dunque, liberamente leggere l’ornitofobia come la rappresentazione dell’angoscia più profonda di essere attaccati da qualcosa di imprevedibile, di incontrollabile, di inconoscibile e di potenzialmente molto aggressivo. Gli uccelli permettono di rivivere, nella quotidianità dell’adulto, l’angoscia dell' impotenza ed il pericolo di quelle minacce imprevedibili sperimentate all'interno delle prime relazioni significative, in un tempo lontano in cui l'io bambino non aveva ancora raggiunto la sua piena maturità. Nella pratica clinica con le fobie specifiche, in virtù di quanto detto, è assolutamente dannoso l’utilizzo di tecniche miranti esclusivamente alla cancellazione del sintomo fobico, ahimè molto diffuse. La fobia è pur sempre il risultato di processi difensivi a cui l’io accede con fatica e la mancanza della funzione protettiva può esporre l’individuo ad uno stato di profonda angoscia e panico. Il lavoro dello psicoterapeuta e del paziente è, dunque, l’indagine del significato simbolico inconscio della fobia e del suo oggetto.

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Inviato

Ok grazie

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