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Scampoli ornitologici

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Pappagallo
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Scampoli ornitologici

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Scampoli ornitologici
di Alamanno Capecchi

Un garrito acuto e prolungato sovrastò gli altri suoni in quel lontanissimo giorno di luglio. Appena il tempo di intravedere un'ombra di ali sul muro, udire un tonfo lieve: qualcosa che si sbriciolava a terra, e il grido risuonò di nuovo più stridulo e disperato. Al suolo, tra frammenti di creta, un guscio insanguinato, una macchia umida e qualche brandello di carne, testimoni di un dramma. Guardai in alto: il nido dei Balestrucci, l'unico costruito in quella parte della grande casa, era per circa un terzo distrutto e dall'ampia apertura uscivano alcune piume bianche. Per alcuni minuti non successe niente. Poi un Balestruccio tornò con il becco pieno di terra, seguito da un altro Balestruccio, da un altro ancora. Di lì a poco diecine di Balestrucci andavano e venivano, portando ognuno un piccolo grumo compatto. Verso sera, soltanto il colore più scuro della argilla ancora umida, ricordava che per uno di loro la vita si era chiusa tragicamente ancora prima di uscire dall'uovo.

Molti anni fa, mi regalarono un'Amazzone fronte blu: un soggetto magnifico ma piuttosto forastico e aggressivo, che aveva beccato più volte a sangue perfino il proprietario. A quel tempo possedevo un Pappagallino ondulato addomesticato: un tipetto petulante, per niente pauroso, irascibile e battagliero, che era una vera peste.
Per evitare spiacevoli imprevisti li separai: il più grosso sul suo trespolo, il piccolino in un'apposita gabbia. Un giorno, mentre ero intento a pulire alcune cassette nido, udii una strana animazione provenire dalla stanza accanto, dove erano alloggiati i due uccelli: preoccupato corsi a vedere. Il Pappagallino ondulato, che era riuscito ad aprire la gabbia, tutto eccitato, con le pupille piccole piccole e le piume della fronte leggermente sollevate, eseguiva una serie di riverenze tentando di beccare le grosse dita dell'Amazzone, e qualche volta ci riusciva. Il fatto singolare era che l'Amazzone, così aggressiva verso tutto e tutti, dimostrasse nei riguardi di quel piccolo incosciente grande pazienza, limitandosi a spostarsi da un punto all'altro del posatoio e a tenerlo lontano, spingendolo con il piede utilizzato a mo di scudo. Soltanto quando il Pappagallino riusciva a colpirla, allungava il collo a becco aperto e emetteva un grido molto forte e aspro per intimidirlo. Costatato che la convivenza non presentava pericoli, permisi all'Ondulato di uscire a suo piacimento dalla gabbia. In breve tempo divennero "amici". Spesso si "pettinavano" a vicenda le piume della nuca; era comico vedere che, per fare questo, il Pappagallino, qualche volta, saliva letteralmente in testa all'Amazzone, mentre quando era lei ad accudire all'altro, non si capiva bene se fosse in procinto di ricambiare la cortesia o di forargli il cranio. Una mattina trovai l'Amazzone stecchita sul pavimento ai piedi del trespolo: la morte l'aveva colta all'improvviso durante il sonno. Il Pappagallino le stava accanto e sembrava vegliarla.


Una volta misi in voliera, insieme a numerosi altri uccelli, due coppie di Ventrearancio sperando si riproducessero. Invece i due maschi, completamente insensibili al fascino femminile, formarono una coppia anomala, cominciarono ad "amarsi" focosamente e costruirono il nido. Bisognava vedere con quanta solerzia, uno accanto all'altro, si rassettavano reciprocamente le piume, scacciando con i beccucci minacciosamente aperti, tutti gli uccelli che si avvicinavano al nido, comprese le loro femmine.
L'anno scorso fu il caso del classico triangolo: lui, lei e l'altro. L'altro era un aitante Cappuccino testa bianca che riuscì a sedurre una femmina di Passero del Giappone, felicemente accoppiata e madre di ben nove figli, avuti in due precedenti covate. Il legittimo consorte si dimostrò tollerante e da questo strano menage a tre nacquero due graziosi “bastardini”

“Scrive il Brehm a proposito della Cinciallegra: "Socievole con i suoi pari, è intollerante e malvagia verso i più deboli. L'indole è veramente bassa e vile: finché si sente sicura è ardita, quando si crede in pericolo pusillanime. Alla vista di un rapace, ad un grido improvviso, allo scorgere di un cappello gettato in aria, si paventa terribilmente, perché ogni oggetto sconosciuto le pare un falchetto; ma se si tratta di uccelli più deboli non conosce pietà e se può li uccide. Senza misericordia assale i deboli e i malaticci, siano pure della sua stessa specie e li maltratta orrendamente, finché sono spirati" È un giudizio questo che farebbe inorridire un etologo, ma per un semplice zoofilo come me, di fronte ad episodi come quelli descritti, è difficile resistere alla tentazione di proiettare sugli animali vizi e virtù degli uomini.

Alamanno Capecchi
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