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L’Ortolano

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L’Ortolano

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L’Ortolano Emberiza hortulana Linnaeus 1758
di Alamanno Capecchi

Biologia, storia e curiosità.
Etimologia. «Emberiza hortulana» da «hortulus» = orticello, diminutivo
di «hortus»
Nome italiano: Ortolano (quantunque negli orti e nei giardini non lo si veda mai).
L'Ortolano è specie monotipica.
Appartiene all'Ordine dei Passeriformi, Sottordine degli Oscini, Famiglia degli Emberizidi, Sottofamiglia degli Emberizini.

Gli uccelli inclusi in questa Famiglia hanno nove remiganti primarie (la decima è pochissimo sviluppata e difficile da distinguere dalle copritrici primarie); dimensioni da piccole a medie; becco conico, appuntito, robusto e, generalmente, provvisto di una protuberanza palatale («dente palatale»); unghie sottili, appuntite e ricurve.

Da Howard e Moore (1991).
Areali di distribuzione e svernamento.
Emberiza hortulana (Ortolan Bunting)
Europe, N Africa,C Asia >> Senegal,Sudan, Iran


L’ Emberiza hortulana è un uccello di piccolo dimensioni, con forma tipica di zigolo. Il maschio adulto ha la testa, il collo e l'alto petto color verde oliva leggermente striati, la gala e i mustacchi gialli. Tutte le parti superiori sono brune con sfumature di varie tonalità e strie nerastre. Sia le timoniere, sia le remiganti e le copritrici sono di colore prevalente bruno-nero. Le parti inferiori sono castane chiare con tendenza al cannella.
Tipico è un anello palpebrale giallastro. La femmina ha colori prevalentemente bruni, con striature nerastre nelle parti superiori, più pallidi, con toni verdastri e brevi striature nere, nelle parti inferiori.
I giovani sono simili alla femmina, ma hanno i colori meno vivi e striature più evidenti.
I nidiacei sono coperti da piumino grigio-biancastro.
Il becco, le zampe e i piedi sono bruno-rosati. L'iride è bruna. Lunghezza totale cm 16. Peso grammi 19-27.

L’Emberiza hortulana vive preferibilmente in terreni caldi e asciutti di pianura, di collina e anche di montagna.
Durante lo svernamento abita savane e zone cespugliate predesertiche.
Riproduzione.
Il nido è opera della sola femmina assistita dal maschio che si limita a seguirla e ad osservarla. L'ubicazione è molto varia in quanto dipende essenzialmente dall'habitat scelto per riprodursi. Normalmente viene costruito a livello del suolo in una sua leggera depressione rivestita con erbe secche e radichette ed imbottita di erbe e radici sottili e crini vegetali. Le uova, (2 – 7) sono deposte dalla seconda metà di aprile - inizi di maggio fino a giugno-luglio e covate dalla sola femmina. I giovani nati rimangono nel nido per una dozzina di giorni e vengono ali¬mentati da entrambi i genitori. Normalmente una - due covate, in rapporto alle condizioni climatiche.
Comportamento

D'indole schiva e tranquilla ha l’abitudine di trascorrere molto tempo al riparo della vegetazione nel cui folto si muove agilmente saltellando di ramo in ramo; manifesta la sua presenza essenzialmente col canto del maschio emesso durante il periodo riproduttivo. Socievole e gregario, ad eccezione del periodo riproduttivo, si riunisce in branchetti generalmente poco numerosi
(Il canto dolce e malinconico dell’Ortolano, onomatopeicamente descritto in vari modi: tri-tri-tri-ürrr; ecc., è composto dalle prime tre note che hanno la medesima altezza mentre la quarta corrisponde ad un intervallo di terza maggiore discendente. Se questa caratteristica è nota a tanti estimatori del suo canto, forse non tutti sanno però che la famosa Quinta Sinfonia di Beethoven inizia proprio con questo motivo.)

Vive in cattività alla quale si adatta abbastanza bene sebbene, nei primi tempi, si dimostri alquanto irrequieto fatto che, però, non gli impedisce di mangiare moltissimo ingrassando enormemente in breve tempo, indipendentemente dalla grandezza della gabbia.
Specie protetta in forte diminuzione. Vietata la caccia e la detenzione.
Comune ed abbondante quasi ovunque fino alla metà del 1850, l'Ortolano iniziò una progressiva rarefazione a partire dal 1875-1880 ma fino al 1900 il calo numerico si è mantenne entro limiti abbastanza contenuti. In seguito il calo aumentò rapidamente e dopo il 1944- 1945 assunse proporzioni preoccupanti aggravandosi sempre più.
Le cause della sua rarefazione non sono state ancora del tutto chiarite, ma le estese alterazioni ambientali operate dall'uomo ed il massiccio impiego di sostanze tossiche in agricoltura sono, senza ombra di dubbio, tra le principali. Tra i fattori secondari si include un elevato disturbo antropico , soprattutto durante il delicato periodo della riproduzione, dovuto alle pratiche agricole (fienagione, aratura, mietitura, ecc.) che distruggono molti nidi. Un'altra causa di distruzione dei nidi è dovuta a fenomeni meteorici di forte intensità quali piogge e grandinate Infine la predazione ad opera di: Corvidi, Colubridi, Ratti, ecc.

Bacchi della Lega (1892).
“…La gloria dell'Ortolano è finita. Dello splendore di Bologna si è perduta fin la memoria. Non più serbatoi, non più camerini con centinaia di prigionieri, amorosamente custoditi; non più raffinatezze di petti ingrassati, di pelli tagliate in lasagne, di cervelli stemprati in crostini. Non più scatole di Ortolani, spediti per il mondo intiero, e per il mondo intiero celebrati ; petits pelotons de graisse délicate, appetissante, exquise, come li predica il Buffon.
Ora con qualche cenno storico cercherò di rinnovare la memoria di colui che fu, come ho detto in principio, lo splendore di Bologna.
Trovasene in diverse parti d'Italia, ma particolarmente in Toscana
sul Bolognese. Cosi l'Olina fino dal 1622.
Dopo di lui il Tanara (nel 1650 circa) scriveva che l'Ortolano... porta più splendore a Bologna che altro uccello, per la quantità che se ne manda l'inverno per tutte le parti del mondo, e per l'utilità, perché molti vivono della caccia di quest'uccello.
Dopo il Tanara la faccenda s'era alquanto mutata, ma era sempre viva. Quel buon praticante del secolo scorso, Bartolomeo Alberti detto il Solfanaro, c'insegna che qui nel contado gli uccellatori del suo tempo adoperavano contro gli Ortolani tanto le reti, quanto le ragne… Finisco con un sospiro di desiderio a tutte le ghiottonerie che i nostri vecchi cavavano dagli Ortolani cosi affogati nel grasso; alle polpette di carne disossata ; alle lasagne di pelle secca e tagliata a striscie; alle crostate di petti minuzzati; ai cervelli distesi sui crostini. Di tali fantasie degli Apicii bolognesi non rimane più nemmeno il ricordo: ma del commercio si tenta ancor qualche cosa.
In uno di questi ultimi anni, nelle beatitudini dell'Appennino Toscano, e propriamente a Trebbio, distante da Modigliana quattro miglia, il parroco don Giovanni Monti prese grandi quantità di Ortolani, li ingrassò in camerino, e grassi, pelati, infarinali, posti in scatole (come insegna il Tanara), li vendette al prezzo di una lira per capo. L'esito fu ragionevole, ma ormai hanno levato all'onesto prete l’utile e il gusto: perché il nuovo regolamento della caccia per quelle montagne ne determina l'apertura al 20 di agosto e al 20 di agosto gli Ortolani di lassù sono quasi tutti partiti. Il culto dello splendore di Bologna dunque ha ancora da rifiorire.”
Motta 1960.
“Rapporti con l'uomo - Essi sono infatti assai pregiati, malgrado le modeste dimensioni, per le loro carni eccel¬lenti e burrose; al riguardo si dice anche che a Genova spesso vengono venduti, per ortolani, uccelletti di altre specie artificialmente impin¬guati mediante iniezioni sottocutanee di burro fuso.”

Bibliografia.
Arrigoni degli Oddi E.: "Ornitologia Italiana" - Hoepli - Milano, 1929
AA.VV.: "Enciclopedia degli uccelli d'Europa" - Rizzoli - Milano, 1972
AA.VV.: "Gli uccelli, dizionario illustrato dell'Avifauna italiana" - Ed. Olimpia - Firenze, 1989
Bacchi della Lega A.: "Cacce e costumi degli uccelli silvani" - Città di Castello, 1892
Bricchetti P.A. - Fasola M.: "Atlante degli uccelli nidificanti in Lombardia" - Ramperto - Brescia, 1990
Clement P., Harris A., Davis J. «Finches & Sparrows. An Identification Guide» Helm - London, 1993
Olina Gio Pietro :"Uccelliera" – L. Ferriani Editore – Milano 1959
A. Valli: “Il canto degli augelli” – G. Brighenti Editore – Bologna 1929
Savi P.: "Ornitologia Toscana" - Nistri - Pisa, 1827 - 1831
Enciclopedia Motta di Scienze Naturali 1960 Edizioni Motta, Milano
J. Felix “Grande Atlante degli Uccelli Europei”1979 – 1988 Fratelli Melita Editori La Spezia Illustrazioni di K. Hìsek


Alamanno Capecchi

Dopo ampia discussione su questa DOMANDA NEL forum FEO vecchio riportiamo le risposte più importanti e utili



Qualcuno sostiene che questo uccello può essere allevato in cattività, qualcuno di voi me ne sa parlare. Grazie a chi risponde!

Pour répondre, l'épicier en captivité doit remonter le temps. Dans le passé, les jardiniers ont été massés par les prises, le maraîcher abandonne en août et lorsque le rythme des autres oiseaux commence, d'avril à début mai. En captivité, à la fois en cage et en volière, elle vit bien, à condition que cette dernière soit équipée d'une écluse pour la mauvaise saison, où elle se nourrit de grains qui, de plus, tendent à lui faire prendre du poids, notamment en cage, à un point tel qu'elle le rend le mouvement est difficile. Un mélange composé de conditionneurs, de semoule de maïs, de très peu de granulés et de légumes finement hachés doit être administré. Ainsi nourri il achève la mue fin juillet, août et aussi un remplacement partiel des petites plumes que, unique parmi tous les bruants, effectue de janvier à mars. Le marchand de légumes peut parfois être soumis au phénomène de mélanisme en présentant, plus ou moins uniformément, un plumage beaucoup plus sombre que la normale, probablement en raison de l'influence que peuvent avoir à la fois l'alimentation et les agents externes tels que la température et l'état hygrométrique, chez certains individus prédisposées ou particulièrement sensibles au fonctionnement des glandes surrénales. Cependant, il convient de noter que ce phénomène affecte principalement les personnes soumises à l'écluse et dans les environnements humides et non celles hébergées dans les volières. Je n'ai pas connu de cas d'élevage en captivité et je ne trouve aucune trace dans la littérature, encore moins je connais des cas où le marchand de légumes s'est hybridé.



I confirm that he adapts well in captivity, even if he has restless behavior. The Ortolani tend to gain weight regardless of the size of the place that hosts them. It has been verified that, with the exception of cases in which this "fattening" is favored by any means for food purposes, in the remaining breeders they tried to devise diets aimed at avoiding the excessive pinguedine of their guests. It should be emphasized the singing of Ortolano, which presents dialect variants. The food of Ortolano is similar to that of the Zigoli species, such as the Cardinalini and others, they are in fact granivorous. However, unlike the other passerines listed, this species is much more selective with respect to the seeds with which they feed, preferring those of the monocotyledon plants. The bird shells the seeds with the help of the tongue and jaw muscles. The diet is supplemented by berries and insects like other small invertebrates with which newborn offspring is more nourished. What you absolutely need to know is that it is a very rare bird ..........
Allegati
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