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I signori della notte

Rapaci diurni e notturni.

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I signori della notte

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I signori della notte
Varietà naturalistiche e biologiche dei Rapaci notturni.

La poesia che l’amore per questi meravigliosi animali è espressa nel suo apice nelle notti estive, ci da il senso della loro natura; il loro canto che ad un primo e superficiale esame appare monotono e ritmato eppure ricco di significato, dona a chi lo ascolta quel senso ancestrale di mistero di cui questi animali sono avvolti da secoli.
Fin dall’antichità, nel mito d'Atena, la Civetta fu portata ad esempio di arguzia e sapienza.
Atena infatti, incarna pienamente la dea della saggezza e della chiarezza. E la chiarezza si rispecchia negli occhi. Non a caso il suo soprannome più ricorrente è glaucopide, che si traduce come “dagli occhi celesti” ovvero “dagli occhi di civetta” dal Greco glaucos (azzurro) o glaux (civetta).
Se ne deduce, che la forma e le dimensioni dei loro occhi, colpirono l’umana fantasia sin dai tempi più remoti, aggiunto ovviamente alle note abitudini crepuscolari di questi uccelli. L’etimologia del termine associativo, è del tutto simile e significa splendente, ma parimenti glaucos era riferito al colore splendente; in effetti cosa caratterizza meglio una Civetta rispetto agli altri uccelli se non l’occhio grande e splendente? In quegli occhi gli antichi ravvisarono l’essenza d' Atena. Fu così dunque che la nostra Civetta, divenne l’animale sacro alla dea.
Purtroppo la Civetta, come tutti i rapaci notturni, è ritenuta ingiustamente apportatrice di sventura, di lutti e di malasorte. L’usanza popolare ritiene che vedere una civetta o ascoltarne il canto porta sfortuna o è presagio di morte. In alcuni paesi, schiacciare una civetta nana (glaucidium passerinum) con i piedi, assicura un anno di protezione contro i lutti in famiglia…
Strigiformi, questi sconosciuti.
I rapaci notturni appartengono all’Ordine degli Strigiformi.
A sua volta, esso si suddivide in due famiglie: Titonidi e Strigidi.
Alla famiglia dei Titonidi, appartengono le specie: Tyto tenebricosa, Tyto multipunctata, Tyto longimembris, Tyto alba.
Per quanto concerne invece gli Strigidi, il oodiscorso è molto più ampio.
Le specie principali, si distinguono in: Otus: Otus lettia, Otus fuliginosus, Otus bakkamoenas, Otus senegalensis, Otus scops, Otus flammeolus, Otus sunia, Otus elegans, Otus madagascarensis. Megascops: Megascops asio, Megascops choliba, Megascops cooperi, Megascops barbarus, Megascops sanctaecatarinae, Megascops watsonii. Bubo: Bubo bubo, Bubo virginianus, Bubo africanus, Bubo poensis, Bubo ascalaphus, Bubo lacteus, Bubo coromandus. Ketupa: Ketupa zeylonensis, Ketupa ketupa. Strix: Strix ocellata, Strix selopuncto, Strix leptogrammica, Strix aluco, Strix occidentalis, Strix varia, Strix hylophila, Strix uralensis, Strix nebulosa, Strix woodfordii. Ciccaba: Ciccaba hulula, Ciccaba nigrolineata. Pulsatrix: Pulsatrix koeniswaldiana, Pulsatrix perspicillata. Glaucidium: Glaucidium passerinum, Glaucidium brodini, Glaucidium perlatum, Glaucidium californicum, Glaucidium bolivianum, Glaucidium hardyi, Glaucidium minutissimum, Glaucidium brasilianum, Glaucidium peruanum, Glaucidium nanum. Athene: Athene noctua, Athene brama, athene canicularia. Aegolius: Aegolius funereus, Aegolius acadicus. Ninox: Ninox novaezelandiae, Ninox boobook, Ninox scatulata, Ninox superciliaris. Asio: Asio otus, Asio flammeus, Asio capensis.
Alla prima famiglia appartiene il barbagianni (Tyto alba), Un rapace di circa 40/60 centimetri di colore bianco/marrone chiaro caratterizzato da un disco facciale molto evidente, che serve loro per canalizzare le onde sonore fino ai canali auricolari; ciò permette al barbagianni, di cogliere il minimo rumore come quello di un topolino che cammina sull’erba. Essi vivono generalmente in aperta campagna che è il loro luogo di caccia, riparandosi e nidificando spesso in ruderi abbandonati o vecchi depositi. I barbagianni depongono da tre ad otto uova che sono generalmente covate dalla femmina, mentre il maschio si occupa di procurare il cibo alla famiglia.
Le ali sono corte e robuste come in tutti gli Strigiformi e ricoperte di piumino soffice ed abbondante, questa particolare caratteristica, fa si che il loro volo sia particolarmente silenzioso, permettendo all’animale di piombare sulla preda (topi, arvicole e toporagni), in modo pressoché silenzioso. I barbagianni non presentano un dimorfismo sessuale evidente, a parte le dimensioni maggiori della femmina rispetto al maschio. Le femmine presentano in ogni caso, all’occhio esperto una maggior punteggiatura sul petto. Stessa cosa dicasi per la forma juvenilis, dove solamente l’esame delle remiganti primarie esterne, che si presentano più appuntite ne fanno il distinguo con gli adulti. Il residuo delle parti non digerite (ossa, piume, peli e unghie) è chiamata borra, e l’abitudine di divorare la preda sempre nello stesso posto, fa sì che l’accumulo di queste pallottole di colore scuro, riveli la presenza in loco dei rapaci. Le borre costituiscono per gli studiosi, una fonte importantissima di censimento delle popolazioni di micro - mammiferi, e perfino in alcuni casi come quello accaduto in Francia, della riscoperta di un raro rettile che si credeva scomparso. Infatti, com’è noto essi hanno la caratteristica di ingurgitare le prede intere, che verranno poi successivamente digerite.
La Civetta ( Athene noctua)
Questo piccolo Strigide diffuso in Asia, Africa ed Europa, ha testa grossa ed arrotondata e piumaggio bruno/rossiccio picchiettato di bianco. Il collo mobilissimo permette alla civetta di ruotare a 270° il capo compensando in questo modo, la scarsa mobilità oculare. I grandi occhi gialli, sono visibili anche al buio e la Civetta, dispone di un formidabile apparato visivo (l’occhio interno come in tutti i notturni è ricco di bastoncelli), che le permette di vedere sfruttando un minimo barlume di luce anche a grande distanza. Il colore giallo dell’occhio, permette alla Civetta di sopportare la luce diurna, e non è raro avvistarla in prossimità del nido che di solito è rappresentato da un albero cavo o in fessure di muri o costruzioni diroccate al pari del Barbagianni.
Come quest’ultimo sembra gradire la vicinanza dell’uomo, ed è spesso impiegata come “zimbello” nella caccia ad alcuni Passeriformi come le allodole, che attirati dai suoi movimenti accorrono a frotte nel tentativo di scacciarla. Lunga dai 20 ai 30 centimetri circa, ha un' apertura alare di 50/60. Una caratteristica peculiare della Civetta è quella di eseguire degli “inchini” col capo che servono in realtà a valutare l’esatta distanza dalla preda o dall’oggetto d’interesse.
La sua voce è caratteristica, ma durante la fase di corteggiamento emette una vasta gamma di fischi, gorgoglii e schiocchi che possono essere molto rumorosi. Nel corso degli ultimi decenni, questo Strigidi, ha subito un notevole calo dovuto alla progressiva distruzione del proprio habitat ed alla diminuzione delle prede a causa del prelievo venatorio eccessivo, la più alta concentrazione sulla penisola la si riscontra in Lombardia e nel Veneto; mentre è presente in buona quantità in Sicilia.
Della Civetta Athene noctua, sono conosciute sette sottospecie: Athene noctua noctua: e’ la specie nominale vive in Francia, Corsica, Germania Occidentale, Austria, Svizzera, Italia, Slovenia. Athene noctua glaux: più chiara, vive in Nord Africa. Athene noctua indigena: mar Nero Athene noctua vidalii : e’ una forma più scura della specie nominale, si sovrappone con A.n.noctua in Svizzera, Francia, Germania. Vive dalla Polonia alla Spagna. Athene noctua lilith: e’ in assoluto la più chiara nel piumaggio, vive in Medio Oriente e Cipro. Athene noctua bactriana: Asia centrale (Turkestan, Iran,) Athene noctua saharae: nel deserto del Sahara e nella penisola Arabica.
La civetta nana (glaucidium passerinum)
La Civetta nana, può essere indicata a ragione come un “bioindicatore naturale” in quanto questo minuscolo Strigide più di molti altri, è quello che risente in modo massiccio dell’inquinamento atmosferico. Infatti, esso purtroppo è scomparso da molte regioni d’Italia, proprio per questo motivo ed è stata indagata, attraverso progetti di studio ambientale (in collaborazione con alcune Università), attraverso metodologie all’avanguardia. Generalmente la Civetta nana nidifica nelle cavità scavate dai Picidi (picchio nero, picchio rosso maggiore e picchio cenerino) o in piccoli anfratti di roccia ben nascosti. La sua dieta è costituita da passeriformi e micro – mammiferi di ogni specie. E poiché questi ultimi vengono a mancare, si abbassa anche il livello demografico delle stesse. Le sue dimensioni sono di 16/17 centimetri, con un’apertura alare di 32/39; il suo peso non supera i 100 grammi.
Vive in fustaie di conifere in vicinanza di zone aperte in coppie molto territoriali. Il corteggiamento avviene a Febbraio-Marzo e la deposizione in Aprile-Maggio. La schiusa avviene in Maggio-Giugno dopo un periodo di cova di 28/30 giorni. L’involo, avviene a 27-34 giorni; le uova deposte vanno da 3 a 7.
Il gufo comune (Asio otus).
Chi non ha mai osservato una raffigurazione del gufo dai classici ciuffetti di penne sul capo? Si tratta di una delle varietà di gufo comune. Questo strigide di dimensioni medio-grandi, ha il piumaggio di color mattone striate di bruno e due enormi occhi di colore arancio. Lungo 35 centimetri, con un'apertura alare tra gli 87 e i 90 cm. da A proposito dei ciuffetti o “cornetti” auricolari, essi non hanno nulla a che vedere con l’udito come spesso viene ritenuto. Il gufo comune, come tutti i rapaci notturni, caccia topi e toporagni, ma viste le sue dimensioni si nutre anche di ratti, scoiattoli e uccelli. Il gufo, nidifica in marzo/maggio, in base alla morfologia della zona; se vi è cibo a sufficienza può fare anche più covate. La femmina depone da 4 a 8 uova, preferibilmente nel nido di un'altra specie o in quello di uno scoiattolo. Quando non trova nidi di questo genere depone le uova a terra, sotto un albero. Cova le uova per 26-28 giorni,ed in questo periodo e fino a dopo la schiusa, la femmina viene nutrita dal maschio. I piccoli lasciano il nido dopo 3-4 settimane. Raramente, alcune coppie di popolazioni settentrionali durante inverni particolarmente rigidi, migrano verso sud e ritornano alla loro abituale zona di diffusione in primavera inoltrata. Di giorno il gufo, se ne sta ben nascosto e immobile fino al crepuscolo;da quel momento inizia il suo volo a poca altezza dal suolo in cerca di preda. Eccezionale distruttore di animali nocivi, può volare in pieno giorno e catturare degli uccelli anche se il sole brilla sulla neve.
Gufo Reale (Bubo bubo)
Simile al gufo comune a differenza delle enormi dimensioni; può raggiungere i 70/80 centimetri di altezza e i tre chilogrammi di peso, con un’apertura alare di 160/180 centimetri. E’ il più grosso in assoluto tra i rapaci notturni. Come il comune, anch’esso si nutre ingoiando le prede intere come piccole lepri, conigli ed uccelli come le cornacchie, i colombi ed alcuni piccoli trampolieri. Può arrivare ad abbattere dei piccoli ungulati. Uccello molto territoriale e solitario, il gufo reale, è divenuto molto raro a causa della eliminazione parziale del suo habitat. Molto longevo, può arrivare a vivere anche 20 anni. La femmina depone tre uova, essa viene nutrita dal maschio per 30/35 giorni. Entrambi i genitori, procurano successivamente il cibo ai pullus. Il gufo reale, presenta una distribuzione che può andare da quote variabili dal livello del mare, fino ai 1500/2000 metri di quota, sempre che, come detto, vi siano ampie zone aperte per poter cacciare liberamente.
L’assiolo (Otus scopus)
Ricordato dal Giovanni Pascoli nell’omonima poesia L’Assiuolo, questo piccolo strigide lungo una ventina di centimetri, è noto per il suo verso continuo e flebile che però si può udire anche a distanza nelle notti estive e primaverili, tanto da essere chiamato in diverse regioni col nome di “chiù”. Abbastanza diffuso nella Penisola, è stanziale nel Meridione con significative concentrazioni in Sicilia e Calabria. Come il gufo comune ha due cornetti sul capo che possono essere mossi a piacimento dall’animale modificandone così l’espressione. Si pensa che esso li muova in base allo stato d’animo del momento (un poco come fanno i gatti, che tirano indietro le orecchie se spaventati). Il piumaggio è molto mimetico grigio-bruno con tonalità scure, occhi arancio. Gli esemplari che nidificano vicino le coste, frequentano i boschi a macchia mediterranea; più all'interno lo troviamo in boschi cedui fino a 1200 m di quota, presso corsi d'acqua, ma anche in ruderi e parchi. È un grande divoratore di insetti e roditori. L’assiolo, costruisce il nido in cavità degli alberi o in nidi abbandonati dai picchi; della cova si occupa solo la femmina. L’Assiolo abita le regioni centrali e meridionali dell’Asia occidentale e l’Africa settentrionale dove sverna. Depone 4-5 uova, più raramente 3 o 6, fa una sola covata, che dura 24-25 giorni, da aprile a giugno.
L’Allocco (Strix aluco)
Generalmente, di persona credulona e facilmente abbindolabile si dice che è “un allocco”… In vero, del povero, vero strigiforme, non possiamo altrettanto ed in modo così riduttivo e discreditante, affermare la stessa cosa. Con i suoi 40 centimetri d’altezza, la gran testa priva dei “cornetti”ed il tronco massiccio, il nostro allocco rientra a buon titolo fra i rapaci notturni più belli ed interessanti esaminati finora. Il soffice piumaggio bruno/rossiccio con pigmentazioni nero/grigio e con barrature molto marcate su coda e remiganti, ne fanno uno degli strigiformi più completi, in un contesto mimetico veramente sorprendente. La sua alimentazione generica, è simile a quella di quasi tutti gli altri notturni (topolini, passeriformi ed insetti), ed anche l’allocco ama nidificare in tronchi cavi o fessure nella roccia o vecchi nidi di Corvidi, che non si cura nemmeno di riparare. La nidificazione è effettuata in Febbraio-Marzo e la femmina depone 3/6 uova di colore bianco. La cova dura 28/30 giorni ed i pullus che nascono, sono totalmente inetti e ricoperti di lanugine bianca. Come in quasi tutti gli altri rapaci, la femmina accudisce ai piccoli mentre il maschio si occupa di procurare il cibo per lei e la prole. Il cibo, è loro fornito sminuzzato per passare poi progressivamente da pezzi più grossi a prede ingurgitate intere.
Allegati
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